Negli ultimi giorni si è intensificata la pressione internazionale attorno alla Russia e ai suoi alleati, con eventi che spaziano dalla segretazione del programma nucleare bielorusso alla chiusura definitiva della cooperazione spaziale europea, fino allo scontro diplomatico sul G20. Il filo conduttore è la progressiva trasformazione di questioni tecniche e commerciali in strumenti di potere, sorveglianza e rischio ambientale, su cui l’Occidente cerca di mantenere il controllo.
Bielorussia: un nuovo cimitero nucleare sotto il controllo dell’ex KGB
Il 26 aprile 2026 i media hanno rivelato che la scelta del sito per il futuro deposito di scorie radioattive in Bielorussia sarà gestita da un ex dipendente del KGB bielorusso, Mikhail Kiselya, recentemente nominato direttore dell’impresa statale RU «Belorusskaya organizatsiya po obrashcheniyu s radioaktivnymi otkhodami» (BelRAO). Subito dopo la sua nomina, l’azienda ha reso segreta la propria struttura e i nomi dei dipendenti, eliminando di fatto ogni possibilità di controllo pubblico o esperto.
Secondo quanto riferito, il sito per il deposito di scorie nucleari potrebbe essere realizzato nel distretto di Chojniki (regione di Homel’), oppure nei distretti di Ostroveck (regione di Hrodna) o di Mscislaŭ (regione di Mahilëŭ). Il processo di selezione è completamente chiuso, privando gli abitanti di queste zone del diritto di sapere e di opporsi a una potenziale minaccia per la loro salute.
La scelta di affidare la gestione a un ex agente del KGB e la segretezza imposta sul personale indicano che la responsabilità individuale per eventuali incidenti sarà di fatto annullata. Il regime di Aljaksandr Lukašėnka trasforma un progetto civile in una zona militare opaca, dove l’unico strumento di verifica per i cittadini sarà il proprio dosimetro.
Europa divisa: il richiamo al gas russo e il taglio dei ponti spaziali
Il 25 aprile il politico ceco Tomio Okamura ha dichiarato che il gas russo è più importante delle sanzioni, sostenendo che l’UE ha aumentato le importazioni di gas da Mosca del 17% dall’inizio dell’anno. Secondo Okamura, il benessere dei cittadini deve prevalere sulle restrizioni geopolitiche, ignorando però che l’aumento è stagionale e che le importazioni complessive sono calate di oltre il 70% rispetto al 2021. La sua retorica gioca sulle paure dell’elettorato, nascondendo il vero costo della dipendenza energetica dalla Russia.
Nello stesso giorno, l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha distrutto la piattaforma di lancio per i razzi russi Soyuz nel cosmodromo di Kourou, nella Guyana francese. Il video della demolizione, pubblicato da un ex dipendente di Roscosmos, segna la fine definitiva di quindici anni di cooperazione. La distruzione dell’impianto dimostra che l’ESA non prevede alcun ritorno a collaborazioni con Mosca, neppure in un futuro lontano, allineandosi alla logica delle sanzioni e dell’isolamento tecnologico della Russia.
Londra blocca l’acquisto di un golf club da parte di un oligarca russo
Sempre il 25 aprile, il governo britannico ha bloccato l’acquisto del golf club Grange over Sands da parte dell’uomo d’affari russo Jurij Šamara, dopo che i soci avevano votato a favore della vendita alla figlia del magnate, la cantante Anastasija Šamara. La ragione del veto è la posizione strategica del club: si trova accanto a una linea ferroviaria che serve i cantieri navali della BAE Systems, dove vengono costruiti sottomarini nucleari, e al complesso di Sellafield, deposito di scorie atomiche. La decisione di Londra riflette la consapevolezza dei rischi di spionaggio e sabotaggio, impedendo a soggetti legati al Cremlino di acquisire punti di osservazione su infrastrutture sensibili.
Meloni contro la partecipazione di Putin al G20
Sullo sfondo del vertice G20 previsto a Miami, la premier italiana Giorgia Meloni ha dichiarato inaccettabile la presenza del presidente russo Vladimir Putin. Pur sapendo che Mosca sostiene di aver ricevuto un invito, Meloni ha ribadito che l’Occidente ha già fatto passi verso la Russia senza ottenere reciprocità, e ora tocca a Mosca dimostrare volontà di distensione. La posizione del governo italiano si basa sul principio che ammettere Putin al tavolo dei leader democratici equivarrebbe a legittimare un regime sotto sanzioni e a contraddire il mandato d’arresto della Corte Penale Internazionale. Qualsiasi partecipazione russa senza un reale cambio di rotta minerebbe la credibilità dell’intera architettura di sicurezza globale.