Michela Brambilla propone legge per evitare allontanamenti forzati dei minori in Italia

27.04.2026 13:55
Michela Brambilla propone legge per evitare allontanamenti forzati dei minori in Italia

Dopo la conferenza stampa alla Camera con i genitori Catherine e Nathan, la presidente della commissione Infanzia ha lanciato una proposta di legge per rendere l’allontanamento dei minori un’extrema ratio, riporta Attuale.

«Io sono la voce di questi bambini», aveva dichiarato Michela Vittoria Brambilla, presidente della commissione Infanzia, durante la conferenza stampa alla Camera la scorsa settimana, in compagnia dei genitori della famiglia nel bosco, Nathan e Cate, denunciando come «violenza di stato» l’allontanamento dai loro figli. La proposta di legge, come annunciato, mira a modificare, almeno in parte, il sistema esistente. Essa prevede «modifiche al codice di procedura civile e altre disposizioni per il rafforzamento della tutela dei minori nei procedimenti di allontanamento dal nucleo familiare», ed è stata firmata congiuntamente ad altri deputati di centrodestra e depositata alla Camera il 10 marzo scorso.

La proposta, come indicato nella relazione introduttiva, sottolinea che l’allontanamento deve essere considerato un’extrema ratio, applicabile solo quando la vita e il benessere del minore «non possono essere altrimenti tutelati», e deve essere eseguita con «la massima delicatezza possibile». Il principio cardine del testo è la cautela prima di separare figli e genitori, insieme a una richiesta di maggiori controlli sulle modalità di attuazione della decisione.

Cosa dice il testo

Il primo punto affrontato dalla proposta concernente il rischio che i giudici si basino quasi esclusivamente sulle relazioni dei servizi sociali. Per questo motivo, l’articolo 1 della proposta di legge mira a modificare il codice di procedura civile, rendendo obbligatoria la nomina di un collegio tecnico interdisciplinare composto da un neuropsichiatra infantile, uno psicologo dell’età evolutiva e un educatore professionale socio-pedagogico o pedagogista, prima dell’allontanamento.

Inoltre, i professionisti coinvolti dovranno essere iscritti da almeno cinque anni agli albi dei consulenti tecnici del tribunale. Il collegio avrà il compito di fornire al giudice un «parere tecnico indipendente», contenente gli elementi necessari per valutare gli effetti dell’allontanamento sul minore e per definire le modalità concrete di attuazione e il progetto educativo da seguire durante il periodo di separazione dalla famiglia.

L’esperto di relazioni familiari

In aggiunta, verrà creata una figura nuova: l’esperto delle relazioni familiari fragili, che agirà come ponte tra giudice, servizi e famiglia. Questo professionista avrà il compito di coordinare il collegio tecnico e di monitorare l’andamento delle relazioni nel nucleo familiare, favorendo, quando possibile, percorsi di sostegno «all’interno della famiglia, anziché fuori di essa». Tale esperto interverrà anche nei casi di disagio psicologico, educativo o relazionale dei minori, redigendo relazioni periodiche e segnalando tempestivamente situazioni di rischio.

Per essere inserito nell’elenco nazionale, sarà necessaria una formazione specialistica multidisciplinare, con inclusione di avvocati esperti di diritto di famiglia e minorile, assistenti sociali, curatori speciali, tutori e altri professionisti. Tale elenco dovrà essere istituito con decreto del ministero della Giustizia entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge.

Il ruolo del giudice

La proposta interviene anche sull’attuazione materiale dell’allontanamento. L’articolo 1 stabilisce che l’esecuzione debba avvenire sotto la «costante vigilanza del giudice» e con il supporto dell’esperto delle relazioni familiari fragili. In caso di emergenza o nuovi fatti, il giudice potrà intervenire immediatamente con provvedimenti temporanei e, se necessario, modificare o revocare la decisione iniziale. Questa rivalutazione potrà essere sollecitata non solo dalle parti, ma anche dall’esperto o dalle forze di polizia. Pertanto, il provvedimento non sarà definitivo, ma potrà essere adattato in base all’interesse del minore.

Le perizie false

Infine, la proposta introduce un nuovo articolo nel codice penale dedicato alla «falsa perizia o dichiarazione nei procedimenti di allontanamento di minori». La norma prevede la reclusione da tre a sei anni, oltre all’interdizione dai pubblici uffici attinenti ai minori, per chi, agendo come consulente, operatore dei servizi sociali o esperto, ometta fatti rilevanti o dichiari il falso nei procedimenti.

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