Giorgia Meloni, dopo una serie di controversie politiche, ha confermato il licenziamento di Beatrice Venezi dal teatro La Fenice. La premier, che in precedenza aveva difeso Venezi nonostante l’aumento delle critiche, ha cambiato rotta dopo la recente sconfitta nel referendum, affermando: «Non difendo più nessuno, non metto più la mia faccia come scudo degli errori degli altri: chi sbaglia paga, con onestà e rigore», riporta Attuale.
Meloni e Venezi
L’allontanamento di Venezi dal teatro è stato il risultato di numerosi scambi di comunicazione tra personaggi chiave come Alessandro Giuli, Raffaele Speranzon, Giovanni Donzelli e Nicola Colabianchi, sovrintendente della Fenice. La decisione è stata ufficializzata con una nota che evidenzia una scelta «autonoma e indipendente», supportata da una dichiarazione di «completa fiducia». Nonostante i successi di Venezi, che ha diretto concerti in importanti eventi, la sua intervista a La Naciòn è stata considerata l’elemento scatenante che ha portato alla sua rimozione.
Venezi e Buttafuco
Federico Mollicone, presidente della commissione Cultura della Camera, ha espresso rammarico per la decisione e ha sottolineato che «il direttore ha un ottimo curriculum», ma ha compreso la difficile scelta del sovrintendente per mantenere un clima sereno alla Fenice, ormai compromesso. La situazione rimane delicata anche in relazione alla Biennale, dove le dichiarazioni di Pietrangelo Buttafuoco hanno suscitato tensioni con il governo, creando ulteriori complicazioni.