Gli Stati Uniti accumulano forze militari attorno all’Iran in vista di un possibile attacco

21.02.2026 08:45
Gli Stati Uniti accumulano forze militari attorno all'Iran in vista di un possibile attacco

Gli Stati Uniti rafforzano la presenza militare attorno all’Iran in previsione di un possibile attacco

Nelle ultime settimane, gli Stati Uniti hanno concentrato un notevole dispiegamento di mezzi militari attorno all’Iran, preparando il terreno per un possibile attacco imminente. Il presidente Donald Trump ha descritto l’operazione come un’armada imponente, un termine già utilizzato in precedenza in riferimento all’attacco contro il Venezuela. Tuttavia, l’armada diretta verso l’Iran appare ancora più poderosa, suggerendo un intervento di grande portata, riporta Attuale.

La maggior parte delle navi da guerra è stata trasferita nel mare Arabico settentrionale. Tra queste, la portaerei USS Abraham Lincoln e tre cacciatorpedinieri sono attualmente ancorati al largo dell’Oman. La Lincoln è in grado di ospitare fino a 90 aerei caccia, sebbene il numero attuale imbarcato rimanga sconosciuto. Altre navi sono dislocate nel golfo dell’Oman, un’area strategica che connette l’Oman all’Iran e costituisce un fondamentale punto di passaggio per il commercio mondiale di petrolio. L’Iran ha più volte minacciato di bloccare questa via nel caso di un attacco, e pertanto, tre navi nelle vicinanze delle coste iraniane sono incaricate di neutralizzare mine marine e intercettare sottomarini.

Aggiungendo alla tensione, gli Stati Uniti hanno schierato ulteriori cacciatorpedinieri nel Mediterraneo orientale. In arrivo nei pressi dell’Iran c’è anche la portaerei USS Gerald R. Ford, già coinvolta nell’attacco contro il Venezuela, che ha fatto rotta dal Mar dei Caraibi e ha recentemente attraversato lo stretto di Gibilterra. La USS Gerald R. Ford è considerata la nave militare più avanzata al mondo.

Attualmente, la maggior parte delle navi sta mantenendo una posizione sicura lontano dalle acque iraniane, per ridurre il rischio di attacchi da parte di missili a corto raggio. L’Iran possiede anche missili balistici a lungo raggio, meno precisi e quindi meno capaci di colpire obiettivi in movimento.

Per accompagnare le manovre navali, gli Stati Uniti hanno potenziato la propria flotta aerea. Le basi militari americane di Muwaffaq Salti in Giordania e Prince Sultan in Arabia Saudita sono tra le più coinvolte, ricevono decine di caccia F-35, F-15 e F-16, oltre a droni Reaper e aerei con sistemi di sorveglianza e interferenza.

I movimenti logistici mostrano un impegno significativo: sono stati confermati numerosi voli cargo e cisternieri dagli Stati Uniti verso le basi in Medio Oriente, essenziali per un eventuale prolungamento delle operazioni di combattimento, il che suggerisce una preparazione per un’azione su scala ben più ampia rispetto a quanto avvenuto in Venezuela.

Secondo il Wall Street Journal, gli Stati Uniti non avevano dispiegato un simile livello di potenza aerea in Medio Oriente dalla invasione dell’Iraq nel 2003, sebbene l’attuale mobilitazione rimanga una frazione rispetto a quelle forze precedenti.

Attualmente, gli Stati Uniti vantano otto basi militari permanenti in Medio Oriente, sostenute da numerosi altri avamposti. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che si stima la presenza di tra i 30 e i 40 mila soldati statunitensi nella regione. Recentemente, le difese aeree di diverse basi sono state ampliate per prevenire eventuali attacchi missilistici iraniani, mentre altre strutture hanno subito parziali evacuazioni.

Un ulteriore elemento di attenzione per gli analisti sono i B-2, i bombardieri strategici a lungo raggio, già utilizzati durante i bombardamenti in Iran lo scorso giugno. Si suppone che, se attivati, questi velivoli possano decollare dagli Stati Uniti e rifornirsi nella base aerea britannica di Diego Garcia, situata a circa 5.200 chilometri dall’Iran, sebbene la situazione rimanga incerta e complessa nel contesto attuale.

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