Gli Usa preparano l’operazione Southern Spear contro il Venezuela con robot e navi da guerra

14.11.2025 23:45
Gli Usa preparano l'operazione Southern Spear contro il Venezuela con robot e navi da guerra

Operazione Southern Spear: Un’intensificazione della guerra contro i narcotrafficanti in Venezuela

DALLA NOSTRA INVIATA
BELEM – La Casa Bianca ha avvisato che entro fine mese avrà inizio l’Operazione Southern Spear (Lancia del Sud), mirata a contrastare i cartelli della droga latinoamericani, con un approccio fortemente automation. «Il presidente Donald Trump ha ordinato un’azione e il Dipartimento della Difesa sta rispettando i suoi ordini», ha dichiarato ieri sera su Twitter il segretario alla Difesa Pete Hegseth, segnalando un’escalation della guerra, al momento solo psicologica, contro il Venezuela. «L’Operazione difende la nostra patria, elimina i narcoterroristi e protegge la nostra popolazione dalla droga che sta causando tante morti. L’emisfero occidentale è il vicinato dell’America e noi lo proteggeremo», ha aggiunto. Queste parole seguono la reazione del segretario di Stato, che ha minimizzato le accuse di violazione del diritto internazionale provenienti dal ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot. Marco Rubio ha affermato che gli Stati Uniti hanno il diritto di operare «nel loro emisfero» e che l’Europa «non ha il diritto di dettare il modo in cui Washington difende la propria sicurezza nazionale», riporta Attuale.

Ieri, la reazione di Mosca è giunta rapidamente, ripresa dalla tv venezuelana. «Siamo estremamente preoccupati per i metodi militari utilizzati per risolvere i problemi, una palese interferenza negli affari interni degli Stati latinoamericani», ha affermato la portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova.

L’Operazione Southern Spear utilizzerà una combinazione innovativa di veicoli robotici aerei e marittimi. Per ora non si parla di un intervento via terra, ma il dispiegamento nei Caraibi meridionali ha raggiunto proporzioni senza precedenti, simili a quelle della Guerra fredda. Martedì, la portaerei più grande e tecnologicamente avanzata del mondo, la USS Ford, ha ottenuto l’accesso all’area, destando timori in molti governi latinoamericani per possibili attacchi sul suolo venezuelano. Giovedì, due navi da guerra statunitensi si trovavano a soli 50 chilometri dalle coste venezuelane.

Inoltre, Trump sta considerando diverse opzioni, tra cui la confisca di giacimenti petroliferi, l’azione contro la guardia d’élite del presidente Nicolás Maduro e persino la rimozione del presidente dal potere. Questa ultima opzione è stata avvalorata da un tweet di María Corina Machado, leader dell’opposizione e premio Nobel per la pace, rivolta ai giornalisti: «Molto presto sarete in grado di tornare in Venezuela e assistere con i vostri occhi a una nazione che si rialza, avviandosi verso un nuovo inizio di democrazia e libertà».

Anche se la Casa Bianca non ha richiesto una dichiarazione formale di guerra al Congresso, i suoi consulenti stanno cercando vie legali alternative per giustificare un cambiamento di regime, citando il ruolo di Maduro e della sua cerchia ristretta come nodi centrali nelle reti transnazionali di narcotraffico. In risposta, Maduro ha attuato una massiccia mobilitazione di forze terrestri, aeree e navali. Ai microfoni della CNN, si è rivolto al popolo americano dicendo: «Basta guerre infinite. Basta guerre ingiuste. Basta Libia, basta Afghanistan».

L’allerta nella regione rimane elevata, nonostante Rubio abbia escluso l’invio di forze Usa in Messico o «azioni unilaterali» nella lotta al narcotraffico. Cuba, storico alleato del Venezuela, ha accusato Washington di «mentire» e ha denunciato le «esecuzioni extragiudiziali in acque internazionali», come segnalato anche dal presidente colombiano Gustavo Petro. Da agosto, gli Stati Uniti hanno effettuato circa venti attacchi contro imbarcazioni nel Mar dei Caraibi, che hanno provocato almeno 79 morti.

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