Tensione in Groenlandia: truppe danesi e pressioni americane
DAL NOSTRO INVIATO
NUUK (GROENLANDIA) – Attualmente, meno di mille soldati danesi sono schierati nella Groenlandia, inclusi quelli appena arrivati a Kangerlussuaq, una località che ospita una delle basi militari più strategiche del “Grande Fiordo”, riporta Attuale.
Il generale Peter Boysen, capo di stato maggiore delle forze armate danesi, guida questo contingente, espresso come una misura di protezione per il “Territorio speciale” ufficialmente sotto la giurisdizione della Danimarca. Resta in discussione se queste forze possano servire effettivamente da deterrente nei confronti delle crescenti tensioni provocate dalle politiche statunitensi in area.
Parallelamente, un numero significativo di giornalisti, circa duecento, ha invaso Nuuk per seguire gli sviluppi di questa situazione critica, registrando un’invasione che sta testando la pazienza locale. Tuttavia, questa flessione di presenze ha avuto un impatto positivo sull’economia locale, contribuendo a riempire hotel in bassa stagione.
La domanda sul reale significato di una presenza militare danese in Groenlandia è rimasta aperta, soprattutto in seguito all’invio di 1.500 soldati da parte di Donald Trump a Minneapolis per gestire le proteste interne. Politici danesi affermano che l’operazione è simbolica, ma le aspettative per un intervento significativo appaiono limitate.
Negli ultimi giorni, il governo groenlandese ha adottato una posizione di difesa. Il primo ministro Jens-Frederik Nielsen si è astenuto dal rilasciare interviste e ha comunicato via Facebook che le recenti dichiarazioni americane, inclusi eventuali dazi, non forzeranno il paese a cambiare approccio. “Restiamo fermi sul dialogo, sul rispetto e sul diritto internazionale”, ha sottolineato.
Intanto, anche se il Parlamento groenlandese rimarrà inattivo fino al 3 febbraio, le autorità stanno cercando di stabilire contatti con Bruxelles. I ministri danesi e groenlandesi, infatti, hanno sollecitato la Nato per una missione di supporto. Mark Rutte, segretario generale dell’alleanza, ha preso nota della proposta, ma i cittadini di Nuuk sono consapevoli che trovare una soluzione soddisfacente a questa crisi non sarà semplice.
Attualmente c’è un certo disincanto e delusione tra la popolazione. I groenlandesi, che tradizionalmente avevano una certa simpatia per gli Stati Uniti, esprimono ora preoccupazione per la direzione delle politiche americane. “Cosa vuole Trump? Il petrolio? Le rotte dell’Artico?”, è il sentimento espresso da molti, mentre l’economia locale si basa principalmente sulla pesca e il commercio di prodotti marittimi.
La Groenlandia dipende significativamente dai sussidi danesi, con quasi un miliardo di euro in aiuti annuali. Le aspirazioni legate alle risorse minerarie appaiono più proiettate verso il futuro che ai bisogni immediati. Attualmente, Trump ha dichiarato che la Groenlandia è cruciale per la sicurezza nazionale americana, con progetti di stabilire basi militari necessarie per difendere gli Stati Uniti contro potenziali minacce.