Marocco: Elezioni parlamentari dopo le proteste e la crisi migratoria
Mercoledì si sono svolte in Marocco le prime elezioni parlamentari dopo le proteste dell’autunno 2025, organizzate da un movimento di giovani che chiedevano un rinnovamento della classe politica e un’attenzione maggiore ai loro problemi economici. Queste elezioni avvengono anche dopo l’enorme crisi migratoria di agosto, durante la quale decine di migliaia di migranti hanno varcato il confine dal Marocco verso l’exclave spagnola di Ceuta, causando tensioni locali e diplomatiche, riporta Attuale.
Il tasso di disoccupazione nella fascia d’età 15-24 anni è al 37,2%, nonostante la crescita economica generale del paese negli ultimi anni. Molti dei migranti arrivati a Ceuta hanno dichiarato di voler raggiungere la Spagna e quindi l’Unione Europea per migliorare le proprie condizioni di vita.
Il Marocco è una monarchia costituzionale. Le elezioni si svolgono in modo relativamente regolare e c’è un’alternanza nel potere, ma il re Mohammed VI esercita un’influenza significativa sulla politica. Dal 2021, il parlamento è dominato da due partiti direttamente collegati alla monarchia; il re guida il Consiglio dei Ministri, responsabile delle decisioni più importanti in materia di politica interna ed estera. Il prossimo capo del governo sarà nominato dal re tra i membri del partito che avrà ottenuto il maggior numero di voti.
In campagna elettorale, i principali partiti hanno promesso di rispondere alle richieste dei giovani con proposte di costruzione di case a prezzi accessibili e creazione di nuovi posti di lavoro. Tuttavia, i partiti stanno faticando a mobilitare i giovani, a cui dicono di voler garantire gli interessi.
Secondo il giornale francese Le Monde, la campagna elettorale ha mostrato molti aspetti superficiali, con persone pagate per partecipare a eventi elettorali e indossare simboli di partiti nei quali non ripongono fiducia. Nonostante ciò, nessun partito mette veramente in discussione il modello economico disuguale marocchino, che ha prodotto una significativa crescita economica solo per alcune fasce della popolazione.
Un clima di indifferenza e disillusione prevale tra la popolazione riguardo all’immobilità della politica marocchina; negli ultimi anni, il re Mohammed VI ha indebolito l’opposizione, in particolare il Partito della Giustizia e dello Sviluppo (PJD), che ha governato dal 2011 al 2021.
Questo sentimento è particolarmente pronunciato tra i giovani, come evidenziato dal basso numero di registrazioni alle liste elettorali, poiché in Marocco non è automatico. Solo il 4% delle persone iscritte ha tra i 18 e i 24 anni, mentre questa fascia di età rappresenta il 12% della popolazione. A livello nazionale, si sono registrati 15,8 milioni di persone, rispetto ai 26 milioni che avrebbero diritto.
Un sondaggio condotto da Afrobarometer ha rilevato che solo un terzo dei giovani marocchini ripone fiducia nei partiti politici e solo il 37% nel parlamento. Un giovane disoccupato, Yassine Hasnaoui, ha dichiarato all’Associated Press: «Ai politici non interessa di noi, gli interessa solo dei loro affari. Vengono da una classe sociale più alta».
Un totale di 27 partiti si sono presentati alle elezioni, con 7.288 candidati per 395 seggi della camera bassa. Tra questi, un partito minore, il Partito dell’Ambiente e dello Sviluppo, è stato fondato dall’imprenditore 28enne Hamza El Kharroubi per attrarre i voti di chi ha manifestato l’anno scorso.
Il primo ministro uscente, Aziz Akhannouch, ha deciso di non ricandidarsi a causa della sua crescente impopolarità. Il suo partito, il Raggruppamento Nazionale degli Indipendenti (RNI), è stato fondato nel 1978 da un parente del precedente sovrano. Il partito dell’Autenticità e della Modernità (PAM), parte della coalizione governativa, è stato creato nel 2008 da un consigliere del re, mirato a sostituire il PJD. Un altro partito della coalizione, il conservatore Istiqlal, ha visto ridurre il suo peso politico.
Una novità di rilievo è l’ingresso nel PAM del presidente della federazione calcistica marocchina, Fouzi Lekjaa, il quale, dopo i successi della nazionale, rappresenta un candidato con maggiore appeal per i giovani. Tra le sfide del prossimo governo vi è anche la preparazione al Mondiale di calcio maschile che si svolgerà nel 2030 tra Marocco, Spagna e Portogallo. Tuttavia, le proteste del 2025 avevano contestato le ingenti spese infrastrutturali previste, ribadendo lo slogan: «Non vogliamo stadi ma ospedali».
Un’altra candidata ipotizzata come potenziale prima ministra è la sindaca di Marrakech, Fatima Ezzahra El Mansouri, sempre del PAM, vista come favorita nonostante l’assenza di sondaggi sulle intenzioni di voto.