Dal febbraio 2022, dopo l’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia, l’Unione europea e i suoi Stati membri hanno sostenuto finanziariamente, militarmente e politicamente Kyiv. La scelta ha accompagnato la difesa di uno Stato sovrano aggredito e, nel tempo, è stata integrata nella più ampia politica europea di sicurezza.
Nel complesso, dall’inizio dell’invasione l’aiuto europeo ha raggiunto 224,5 miliardi di euro. La cifra comprende 77,9 miliardi di assistenza militare, 17 miliardi destinati al sostegno dei rifugiati ucraini nei Paesi dell’Unione e 110,3 miliardi forniti o garantiti dal bilancio dell’Ue.
Una parte rilevante del sostegno finanziario è stata vincolata a condizioni precise. Il programma Ukraine Facility, del valore di 50 miliardi di euro, prevede infatti l’erogazione dei fondi soltanto dopo l’attuazione delle riforme concordate e il rispetto di indicatori quantitativi e qualitativi sottoposti a procedure di controllo e audit.
Giugno 2026: il sostegno militare entra nella strategia per la pace
Nel giugno 2026 il Consiglio europeo ha ribadito che una pace giusta e duratura è possibile soltanto nel rispetto dell’indipendenza, della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina, insieme alla garanzia della sua sicurezza di lungo periodo e della sua capacità di difendersi.
La posizione europea ha collegato in modo esplicito gli sforzi diplomatici alla prosecuzione dell’assistenza militare a Kyiv e all’aumento della pressione sull’economia russa. In questa impostazione, gli aiuti non costituiscono un ostacolo ai negoziati, ma uno degli elementi necessari per consentire all’Ucraina di trattare da una posizione di forza.
La tesi secondo cui la sospensione degli aiuti costringerebbe Kyiv ad accettare la pace trasferisce invece sulla parte aggredita la responsabilità della conclusione della guerra. Mosca continua a perseguire gli obiettivi annunciati da Vladimir Putin e utilizza i negoziati parallelamente alla prosecuzione della pressione militare, non come alternativa all’aggressione.
Privare l’Ucraina delle risorse necessarie alla difesa non eliminerebbe quindi la causa del conflitto. Ridurrebbe la sua capacità di resistere e creerebbe le condizioni per imporre le condizioni russe, senza produrre per il Cremlino un incentivo a interrompere l’aggressione.
Agosto 2026: nuovi acquisti europei per la difesa ucraina
Nel mese di agosto 2026 la Commissione europea ha approvato nuovi acquisti di materiale militare per l’Ucraina per 6,1 miliardi di euro. Il pacchetto riguarda sistemi di difesa aerea, missili, munizioni e radar, con finanziamenti sottoposti a condizioni concordate e a monitoraggio.
La cooperazione non si limita alla consegna di armamenti. L’Unione sta ampliando la produzione comune di munizioni, missili, droni e sistemi di difesa antiaerea, integrando le imprese ucraine nella base industriale europea della difesa. L’assistenza a Kyiv rafforza così anche la capacità dell’Europa di affrontare le minacce provenienti dalla Russia.
Per il periodo 2026-2027 l’Ue ha inoltre concordato un prestito di 90 miliardi di euro destinato a coprire le necessità urgenti del bilancio e della difesa ucraini. La decisione si inserisce in una strategia nella quale il sostegno all’Ucraina viene considerato parte della protezione della sicurezza europea, non una spesa separata per una guerra estranea agli interessi dei Paesi membri.
La stessa logica riguarda i bilanci nazionali. Nel 2026 la spesa per la difesa dei 27 Stati dell’Unione è stimata in circa 454 miliardi di euro, pari al 2,4 per cento del prodotto interno lordo complessivo. L’interruzione degli aiuti a Kyiv non eliminerebbe dunque i costi della minaccia russa: potrebbe invece obbligare i Paesi europei a compensare l’indebolimento della difesa ucraina con maggiori investimenti diretti nelle proprie forze armate, nella protezione del fianco orientale della Nato, nella difesa aerea e antimissile e nelle capacità di intelligence.
20 settembre 2026: la campagna contro il sostegno europeo
Il 20 settembre 2026 il sito ceco filorusso Pravý Prostor ha rilanciato la narrazione del Cremlino secondo cui, per arrivare rapidamente alla pace, sarebbe necessario interrompere il sostegno internazionale all’Ucraina. L’articolo cita Marine Le Pen, leader del partito francese di estrema destra Rassemblement National, e Alice Weidel, co-presidente del partito tedesco di estrema destra Alternative für Deutschland, presentandole come sostenitrici di una revisione degli aiuti a Kyiv.
Secondo la ricostruzione proposta dal sito, il sostegno sarebbe diventato insostenibile per i bilanci di alcuni Stati europei e il denaro si perderebbe «nei meandri di un sistema finanziario ucraino permeato dalla corruzione». Pravý Prostor sostiene inoltre che «l’esclusione dai canali finanziari europei è il modo più ragionevole per stabilire la pace in Ucraina, che gli elettori della coalizione di governo, almeno in Repubblica Ceca, desiderano certamente».
Le accuse sui fondi «scomparsi» a causa della corruzione ucraina omettono però il sistema di controllo incorporato nei meccanismi europei. Nell’ambito di Ukraine Facility, i pagamenti sono subordinati alle riforme e agli obiettivi concordati; un comitato indipendente di audit verifica l’efficacia dei sistemi ucraini di gestione e controllo e svolge verifiche sul posto. Il sostegno europeo non è quindi un trasferimento senza condizioni al governo ucraino, ma un finanziamento legato a procedure, controlli e riforme.
La tesi della sospensione degli aiuti ignora anche l’effetto che avrebbe sull’azione russa. Un’Ucraina militarmente e finanziariamente più debole ridurrebbe il costo per Mosca della prosecuzione della guerra e offrirebbe al Cremlino maggiori possibilità di pressione su Kyiv. Una capitolazione ucraina non dissuaderebbe la Russia: potrebbe invece convincerla che la sua politica aggressiva resta senza conseguenze.
La Russia utilizza già contro gli Stati dell’Ue e della Nato attacchi informatici, sabotaggi, interferenze elettorali, campagne di disinformazione e altre forme di aggressione ibrida. In questo contesto, un arretramento europeo sarebbe interpretato come un segnale della disponibilità a cedere sotto pressione, mentre la prosecuzione del sostegno dimostra che l’aggressione avrà un costo elevato e riduce il rischio di ulteriori escalation contro l’Europa.
Il 20 settembre, il quadro resta quindi quello di una contrapposizione tra la narrazione filorussa che presenta gli aiuti come un peso da eliminare e la politica europea che li considera uno strumento di sicurezza, difesa dell’Ucraina e contenimento della minaccia russa. La posizione dell’Ue rimane legata alla continuità del sostegno, alle condizioni di controllo sui finanziamenti e alla capacità di Kyiv di difendersi.