Il Brasile si appresta a una nuova battaglia elettorale con la possibilità di un ballottaggio
Il Brasile ha votato. Con il 32% dei voti scrutinati, il candidato di destra Flávio Bolsonaro era in testa con il 51 contro il 41% di Luiz Inácio Lula da Silva. Questo vantaggio potrebbe garantire a Bolsonaro la vittoria al primo turno, ma l’incertezza persiste a causa del tradizionale ritardo nel conteggio dei voti nel Nord-est, storicamente favorevole alla sinistra. Oltre 158 milioni di brasiliani erano alle urne per eleggere il presidente e il vice presidente, i governatori e i vice di 26 stati, un terzo degli 81 senatori e 513 deputati. Le elezioni si sono svolte in un clima teso, con l’aggravante indagine della polizia brasiliana su possibili interferenze straniere, mentre i sondaggi preannunciavano un testa a testa tra il presidente uscente Lula del Partito dei Lavoratori (Pt), 80 anni, in cerca di un quarto mandato, e Bolsonaro jr del Partito Liberale, 45 anni, che tenta una rivincita dopo la sconfitta di suo padre, Jair. Se nessun candidato ottiene oltre il 50% dei voti, si procederà a un ballottaggio il prossimo 25 ottobre, con poche possibilità per gli altri 11 candidati, tra cui non figurava alcuna donna, riporta Attuale.
Il confronto di quest’anno si configura come una ripetizione dell’ultima e più avvincente battaglia elettorale Lula-Bolsonaro del 2022. Da una parte, Lula, un ex sindacalista, emerito leader della sinistra globale, si presenta in una versione invecchiata. Dall’altra, Bolsonaro jr, che cerca di capitalizzare l’eredità populista e il carisma di suo padre, ma senza il medesimo appeal. Il clima pre-elettorale, caratterizzato da insulti e attacchi personali, rimane quello di una vera e propria guerra politica.
Durante i comizi, Lula ha accusato l’avversario di essere un “codardo”, “traditore” e “imbecille”, ricevendo in risposta le etichette di “bugiardo”, “prodotto scaduto” e “corrotto” da Bolsonaro. In chiusura, Lula ha esortato gli elettori a scegliere “tra democrazia e barbarie”, mentre Bolsonaro ha definito la competizione come una lotta “fra il bene e il male”.
Un Paese disilluso e preoccupato per la criminalità dilagante e i conti pubblici disastrosi è stato al centro della campagna. Quest’ultima ha trascurato temi cruciali come la politica estera e la protezione dell’Amazzonia. Il programma di Lula, lungo 84 pagine, prevede di continuare le politiche del governo attuale, perseguendo un ruolo centrale dello Stato nell’economia, l’incremento degli investimenti e l’espansione dei progetti sociali. Sul fronte internazionale, Lula adotta una diplomazia multipolare, mantenendo distacco tra Cina e Stati Uniti.
In contrapposizione, il programma di Bolsonaro jr replica la ricetta del libertario argentino Javier Milei, puntando su liberalizzazioni economiche, tagli alla spesa pubblica e misure severe contro la criminalità. Bolsonaro allinea la sua visione alla nuova “Internazionale di destra” e si attende il sostegno dell’ex presidente Trump, descrivendolo come “un giovane in gamba”.
Ma che situazione incredibile!!! Sembra di essere tornati al 2022, un vero e proprio duello tra Lula e Bolsonaro!!! Eppure, mi chiedo: ma la gente non si è stancata di questa guerra fratricida? A volte ricorda tanto l’Italia con le sue beghe politiche… Speriamo solo che scelgano saggiamente per il bene del paese.