Il British Council in difficoltà vende novemila opere d’arte e chiude in 35 paesi

29.10.2025 17:37
Il British Council in difficoltà vende novemila opere d'arte e chiude in 35 paesi

Il British Council a rischio bancarotta: la situazione critica del soft power britannico

Il British Council, istituzione culturale di riferimento per il Regno Unito, si trova in una posizione precarissima, con il direttore generale Scott McDonald che denuncia un “reale pericolo finanziario”. Durante un’audizione parlamentare, ha affermato che stanno vendendo tutte le loro risorse disponibili per affrontare la crisi, sottolineando che “non abbiamo altro”, riporta Attuale.

La crisi economica dell’istituto è aggravata da una flessione della domanda per i corsi e gli esami di lingua che è emersa dopo la pandemia. Inoltre, pesano su di loro circa 200 milioni di sterline in prestiti contratti durante il periodo covid per mantenere l’operatività. Questo ha portato alla difficile decisione di chiudere operazioni in 35 paesi e vendere beni immobiliari per circa 90 milioni di sterline, includendo inevitabilmente licenziamenti di personale e la possibilità di vendere la loro collezione di opere d’arte, che conta novemila pezzi e ha un valore stimato di 200 milioni di sterline.

Fondato nel 1934 come braccio culturale del Foreign Office, il British Council ha raggiunto circa 650 milioni di persone nel mondo, contribuendo notevolmente al soft power britannico. Questa capacità di influenzare tramite lingua, cultura e arti è considerata fondamentale, ed è proprio per questo che il governo britannico sta esaminando attentamente le misure necessarie per evitare un fallimento dell’istituto, che equivarrebbe a un significativo colpo d’immagine per il Regno Unito.

Il precedente ministro degli Esteri, David Lammy, ha sempre sostenuto l’importanza del soft power, creando un “Consiglio del Soft Power” all’interno del ministero. Tuttavia, non è chiaro se la nuova ministra Yvette Cooper, in carica da meno di due mesi e nota per la sua rigidità, segua le stesse orme. Nonostante le sfide, il ministero degli Esteri ha garantito il massimo impegno per preservare l’istituzione, consapevoli che non salvaguardarla equivarrebbe a “ammainare la bandiera britannica nel mondo”.

1 Comments

  1. Incredibile come una istituzione così importante possa trovarsi in queste difficoltà… vendere opere d’arte? Ma che fine ha fatto il valore della cultura? Il soft power britannico, così fondamentale, ora appeso a un filo. Spero che trovino una soluzione, anche se con questo governo non sono molto ottimista.

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