Le opposizioni italiane hanno presentato due risoluzioni unitarie riguardanti il Documento programmatico di finanza pubblica e la richiesta di nuovo indebitamento per finanziare l’energia e la difesa. Questi testi, che seguono i punti di un possibile programma comune, includono anche il salario minimo, il congedo paritario, la sanità e la casa, riporta Attuale.
Il cosiddetto “campo largo” ha trovato un accordo sui conti pubblici, sfociando in una prima intesa sulle spese militari, un tema delicato per il dialogo tra le forze alleate. Questa questione potrebbe riemergere a breve, in particolare durante le comunicazioni della premier Giorgia Meloni in vista del Consiglio europeo, in cui si discuterà anche del sostegno all’Ucraina.
Nel frattempo, un primo passo è stato fatto: Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e Italia Viva hanno redatto due risoluzioni unitarie sul Documento programmatico di finanza pubblica e sulla richiesta di scostamento di bilancio avanzata dal governo. Quest’ultima propone una posizione ferma, rifiutando l’idea di autorizzare il governo ad indebitarsi di ulteriori 29 miliardi di euro nel biennio 2027-2028, distinguendo equamente tra spese energetiche e militari.
Il no allo scostamento da 29 miliardi: «Riconsiderare gli impegni Nato»
Il fulcro della discussione si concentra sulla decisione del governo di attivare la clausola nazionale di salvaguardia prevista dalle normative europee per un incremento della spesa dello 0,6% del PIL in ciascuno dei due anni. Questo è delineato nelle premesse della risoluzione della maggioranza, mentre l’opposizione fornisce maggiori dettagli sulla suddivisione delle risorse, con metà destinata alla sicurezza energetica e l’altra metà alla difesa, per un totale di circa 14,4 miliardi per ciascun settore.
Le opposizioni contestano fortemente questa suddivisione nella proposta di risoluzione firmata da Francesco Boccia (PD), Luca Pirondini (M5S), Peppe De Cristofaro (Avs) e Raffaella Paita (Italia Viva), al Senato. Si chiede di “superare il piano di riarmo” secondo un nuovo modello di “difesa comune europea” e di “riconsiderare radicalmente gli impegni di spesa assunti in sede NATO”, evitando ulteriori aumenti per i sistemi d’armamento. L’indebitamento dovrebbe concentrarsi su “misure contro la povertà assoluta” e investimenti nella sanità pubblica, sostenendo famiglie e imprese colpite dalla crisi energetica e riducendo la dipendenza dai combustibili fossili.
In contrasto con l’intesa, Azione ha suggerito una propria risoluzione sullo scostamento, richiedendo che i 29 miliardi siano indirizzati unicamente ad “investimenti ad alto impatto” sulla crescita potenziale e produttività, escludendo incentivi non sostenibili.
Salario minimo, Irpef e congedo paritario: i 21 impegni delle opposizioni
Una delle risoluzioni sul Documento programmatico di finanza pubblica esplora più a fondo le priorità economiche e sociali, anticipando importanti punti per un futuro programma comune del centrosinistra, che verrà dibattuto in un’assemblea dem il 18 ottobre. Un totale di ventuno impegni sono stati richiesti al governo, che spaziano dalle politiche salariali alla sanità, dal fisco alla casa, fino alla previdenza e istruzione.
Richieste significative includono una legge sul salario minimo per contrastare il lavoro povero, un piano di sostegno ai redditi e correttivi fiscali per mitigare il “fiscal drag” causato dall’inflazione. Inoltre, si chiede una revisione delle aliquote IRPEF per un sistema più progressivo e una riforma della tassazione sulle imprese per considerare i profitti straordinari generati da circostanze eccezionali.
In ambito sociale, i partiti propongono un congedo paritario di maternità e paternità con indennità al 100%, l’aumento della spesa sanitaria fino alla media europea, e un piano per l’edilizia residenziale pubblica che includa il rifinanziamento di fondi per l’affitto e per la morosità incolpevole. Altri impegni riguardano riforme pensionistiche per introdurre maggiore flessibilità nell’uscita dal lavoro, investimenti educativi e l’accesso gratuito a culle e scuole dell’infanzia.
Per quanto riguarda le risorse energetiche, le opposizioni chiedono di destinare i circa 14,4 miliardi previsti per il biennio 2027-2028 all’efficienza degli edifici pubblici, alla conversione dei processi produttivi, e alle reti elettriche.
La maggioranza punta sulla clausola di salvaguardia
Il documento della maggioranza sul Dpfp, approvato dal governo in aula, respinge tutte le altre proposte, come previsto dal Regolamento. Questo testo sottolinea la necessità di attivare la clausola di salvaguardia nazionale per le spese energetiche e militari, impegnando il governo a considerare colloqui con le autorità europee sulla definizione delle misure ammissibili.
Il documento contiene sei impegni, partendo dal respectare la traiettoria programmata della spesa netta, continuando con la realizzazione di riforme e investimenti previsti dal PNRR e dal Piano strutturale di bilancio, e misure a sostegno “del potere d’acquisto delle famiglie, in particolare per quelle più fragili”. Si prevedono anche misure di supporto alle imprese tramite strumenti per la sicurezza energetica e finanziamenti, soprattutto per le infrastrutture.
La proposta di Futuro Nazionale sul gas russo: fare come Trump
Una proposta alternativa proviene da Futuro Nazionale, che sollecita il governo a “seguire la strategia di pragmatismo geoeconomico” di Donald Trump, evocando un recente accordo energetico tra Stati Uniti e Russia e domandando una “riedizione immediata delle forniture anche per l’Italia e l’Unione europea”. Inoltre, il partito invoca di “destinare le risorse assegnate alla difesa” esclusivamente “a rafforzare la sicurezza interna”, piuttosto che a programmi di riarmo o impegni sovranazionali. “Il problema che preoccupa i cittadini non è il riarmo, ma la sicurezza personale nella vita quotidiana”, afferma in aula il deputato Davide Bergamini.