Dalle sanzioni simboliche alla sorpresa del 2022
Fino all’inizio del 2022 la leadership russa disponeva di un’esperienza consolidata nell’aggirare le sanzioni occidentali introdotte dopo il 2014, considerate in larga parte gestibili e simboliche. Mosca aveva inoltre adattato modelli di elusione sviluppati da alleati come Iran e Corea del Nord, costruendo reti parallele di commercio, logistica e finanza. Questo retroterra ha alimentato la convinzione del Cremlino di poter assorbire anche nuove restrizioni senza conseguenze strategiche.
L’invasione su vasta scala dell’Ucraina nel febbraio 2022 ha però innescato un pacchetto di misure occidentali di portata e durezza inattese. Stati Uniti, UE e Regno Unito hanno colpito in modo coordinato energia, finanza e tecnologia russe. Tuttavia, l’efficacia complessiva è stata limitata dal fatto che l’introduzione di nuovi pacchetti non è stata accompagnata, per lungo tempo, da un controllo rigoroso della loro applicazione, consentendo a Mosca di adattarsi gradualmente.
Il cambio di paradigma con l’amministrazione Trump
Per anni il Cremlino ha fatto leva sulla minaccia nucleare, esplicita o implicita, confidando che Washington non avrebbe mai imposto le sanzioni con strumenti coercitivi. Questa percezione era radicata durante la presidenza Biden. L’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca ha segnato una discontinuità netta: gli Stati Uniti hanno mostrato di non temere più il rischio di escalation e di essere pronti a un confronto diretto con Mosca anche nello spazio marittimo ed energetico.
Nel gennaio 2026 le forze armate statunitensi hanno fermato e ispezionato con la forza tre petroliere russe nell’arco di una sola settimana. Le navi facevano parte del cosiddetto “shadow fleet”, una flotta informale che all’inizio del 2026 contava circa 1.200 unità utilizzate per trasportare petrolio russo, iraniano e venezuelano aggirando le restrizioni occidentali.
La flotta ombra come vulnerabilità sistemica
L’operatività della flotta ombra è diventata un simbolo dell’erosione delle regole del commercio globale. Mentre le petroliere occidentali hanno un’età media di 11–13 anni e sono assicurate da compagnie di primo livello, le navi dello shadow fleet hanno in media 18–22 anni e si affidano a assicuratori fittizi, spesso registrati in India o nel Golfo, con capitali minimi. In caso di incidente ambientale, nessuno sarebbe in grado di coprire danni da decine di milioni di dollari.
Dopo il rafforzamento delle sanzioni statunitensi, a dicembre 2025 circa 500 mila tonnellate di prodotti petroliferi russi risultavano bloccate in mare per il rifiuto dei porti di accettare navi sanzionate. Molte petroliere hanno trascorso oltre un mese alla deriva, aumentando il rischio di disastri ambientali e incidenti tecnici.
Arresti, bandiere e fine dell’ambiguità
Alla fine del 2025 Washington ha imposto sanzioni a più di 180 navi coinvolte nell’export illegale di petrolio russo, mentre UE e Regno Unito mantengono liste parallele destinate a essere armonizzate. Circa il 70% dell’export marittimo di greggio russo nel 2024–2025 avveniva tramite la flotta ombra, sotto bandiere di comodo. Con l’aumento delle ispezioni da parte di Stati Uniti, Francia e Finlandia, molte di queste navi hanno iniziato a registrarsi direttamente in Russia: almeno 25 petroliere hanno issato la bandiera russa a fine 2025.
Un caso emblematico è quello della petroliera Bella 1, intercettata nel dicembre 2025 mentre cercava di raggiungere il Venezuela. Dopo inseguimenti e cambi di rotta, la nave si è ridenominata Marinera e ha issato il tricolore russo, dipingendolo direttamente sullo scafo. Un espediente che durante la Guerra fredda avrebbe garantito protezione, ma che oggi non ha più alcun valore deterrente.
L’arresto del Marinera e il messaggio di Washington
Il 7 gennaio 2026 gli Stati Uniti hanno annunciato il sequestro di una petroliera russa in applicazione delle sanzioni sulla vendita di petrolio venezuelano. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha chiarito che il blocco delle esportazioni illegali resta valido “in qualsiasi punto del mondo”. È stato un precedente senza eguali: l’imposizione coercitiva del regime sanzionatorio statunitense contro proprietà russe in acque internazionali.
La reazione di Mosca è stata insolitamente contenuta. Il ministero degli Esteri russo si è limitato a chiedere un trattamento adeguato per l’equipaggio e il rapido rimpatrio dei cittadini russi. Una risposta impensabile ai tempi dell’URSS e indicativa dello shock politico subito dal Cremlino.
Verso una strategia di sanzioni con forza
Gli sviluppi suggeriscono che l’amministrazione Trump non si limiterà ad ampliare i pacchetti di sanzioni — solo nel 2025 ne sono stati adottati dodici legati al settore energetico russo — ma sarà pronta a farli rispettare con strumenti di forza. Il confronto tra Stati Uniti e Russia è entrato in una fase in cui le sanzioni non sono più solo un atto normativo, ma un meccanismo operativo sostenuto dal potere militare.