“Il diavolo veste Prada 2: un film sulla crisi dei media e il futuro del giornalismo”

04.05.2026 14:35
"Il diavolo veste Prada 2: un film sulla crisi dei media e il futuro del giornalismo"

Il diavolo veste Prada 2: un film che riflette il declino del mondo editoriale

Il diavolo veste Prada 2, il sequel tanto atteso del celebre film con Meryl Streep e Anne Hathaway, si afferma non solo come una storia di moda, ma anche come un dramma sulla precarietà del settore editoriale. In questo contesto, Miranda e Andy si ritrovano nella redazione del magazine Runway, ora trasformato in un’entità online scarsamente rilevante, con una presenza limitata alla carta, che appare solo sporadicamente in un formato pregiato. «Ci siamo scaricabili, streammabili e cliccabili», esprime il direttore artistico Nigel, mettendo in luce la crisi che attanaglia anche le più celebri testate. La rinomata Runway del film originale è ora un sito dietro un paywall, accessibile solo a chi è disposto a pagare, una riflessione su come i giornali si siano impoveriti nel panorama mediale contemporaneo, riporta Attuale.

Il film ha riscosso un notevole successo al box office, con incassi vicini ai 10 milioni nel primo weekend, ma offre anche uno sguardo inquietante sulla realtà dei media. La chiusura di testate storiche è un tema ricorrente: il Washington Post ha recentemente licenziato un terzo del suo personale in streaming, e riviste come Wired hanno annunciato la cessazione delle pubblicazioni, enfatizzando una crisi che coinvolge non solo gli Stati Uniti ma anche l’Italia.

In Italia, come in molte altre nazioni, i magazine patinati sono in continua crisi, e le statistiche parlano chiaro: nascono più testate di quante ne chiudano. Il contratto nazionale dei giornalisti italiani è scaduto nel 2016 e non è mai stato rinnovato, evidenziando il disinteresse degli editori per le reali necessità del settore. Salari stagnanti e mancanza di strategia di rilancio complicano ulteriormente la situazione.

La trama di Il diavolo veste Prada 2 aggrava la percezione del giornalismo come una professione in via d’estinzione, con Andy che torna al lavoro in Runway dopo vent’anni, solo per scoprire un ambiente in cui le sue abilità non sono più richieste. Lo spettatore è trasportato nel drammatico passaggio da giornalismo d’inchiesta a contenuti sempre più legati alla pubblicità, dove le priorità sono cambiate, e le metriche di performance online influenzano il lavoro redazionale. C’è un consapevole rifiuto del sistema attuale da parte di alcuni giornalisti che, pur subendo la pressione delle logiche di mercato, continuano a sostenere la validità del giornalismo.
In tale contesto, Meryl Streep ha dichiarato: «Spero che il pubblico si renda conto che il destino del giornalismo è nelle loro mani», evidenziando la necessità di un supporto attivo da parte del lettore per il futuro del settore.

Il film si chiude su note di ambiguità morale, mostrando come i personaggi siano costretti a navigare in un ecosistema dove il confine tra creatività e commercialismo è sempre più labile. La risposta alla domanda su chi salverà l’editoria è complessa e si articola in un dibattito tra coloro che accettano la nuova realtà e chi spera ancora in un futuro migliore per il giornalismo.

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