Polemiche in Corea del Sud per il film “The Assassin(s)” su un omicidio politico
Il film di successo “The Assassin(s)”, che narra un tentato omicidio politico avvenuto negli anni Settanta, sta sollevando accese polemiche in Corea del Sud. Le controversie hanno portato a minacce dirette nei confronti di attori e del regista Hur Jin-ho, con attori che hanno richiesto la protezione della polizia, riporta Attuale.
Il film racconta del tentato omicidio del dittatore sudcoreano Park Chung-hee, avvenuto nel 1974 durante un discorso pubblico. Un uomo sparò contro Park, che riuscì a mettersi in salvo dietro al podio, mentre la first lady, Yuk Young-soo, fu colpita mortalmente. La tragedia avvenne in un contesto di celebrazione della liberazione della Corea del Sud dal dominio giapponese.
Le indagini successive furono caratterizzate da opacità e complottismi. L’omicida, identificato come Mun Se-gwang, un giovane di 22 anni originario della Corea del Nord, avrebbe agito su istigazione del regime nordcoreano. Mun, secondo quanto dichiarò, era riuscito a portare un’arma in Corea del Sud dopo averla rubata in una stazione di polizia in Giappone.
Testimoni riferirono di aver sentito almeno sette colpi, ma non tutti i bossoli sono stati recuperati. Le indagini stabilirono che Mun sparò solo quattro colpi, mentre una guardia del corpo di Park colpì accidentalmente una studentessa presente nel pubblico. La polizia non effettuò mai analisi balistiche sul proiettile che colpì la first lady, lasciando numerosi interrogativi senza risposta.
Le teorie del complotto proliferarono nel tempo, inclusa l’idea che Mun avesse dei complici mai identificati e che il tentato omicidio fosse in realtà orchestrato da Park. The Assassin(s) si fa portavoce di queste teorie, seguendo un gruppo di giornalisti e poliziotti determinati a svelare la verità di fronte alla brutalità del regime di Park, pur senza esplicitare alcun sostegno per le varie speculazioni.
Uscito a settembre, The Assassin(s) è diventato uno dei film più visti in Corea del Sud, registrando oltre tre milioni di biglietti venduti. Tuttavia, la rappresentazione di Park ha scatenato aspre critiche. Ex generale e dittatore, Park governò la Corea dal 1961 fino alla sua morte nel 1979, e la sua figura rimane divisiva nel dibattito politico attuale.
Dopo la pubblicazione del film, politici e attivisti di destra si sono scagliati contro il regista e il cast, accusandoli di diffamare la memoria di Park e di dipingerlo come un omicida. Alcuni parlamentari hanno chiesto un boicottaggio del film ai festival, mentre un politico ha presentato una denuncia per diffamazione contro il regista e la casa di produzione.
Attivisti di destra hanno preso di mira gli attori con campagne di boicottaggio e minacce fisiche. È emerso che il protagonista, Yoo Hae-jin, ha ricevuto protezione della polizia, mentre il cast ha rinunciato a partecipare al Festival di Busan per timore di aggressioni. I figli di Park hanno difeso la reputazione del padre, sostenendo che egli fosse distrutto dall’uccisione della moglie e non avesse alcun coinvolgimento nell’omicidio.