Legittimità dello sciopero generale a sostegno della Flotilla: analisi di esperti
Oggi si svolge uno sciopero generale in Italia per sostenere la Flotilla e la popolazione civile di Gaza. Il professor Roberto Pessi, avvocato e docente di Diritto del lavoro all’università Luiss “Guido Carli“ di Roma, critica decisioni del governo, affermando che l’ordinanza di precettazione sarebbe legittima in questo contesto, riporta Attuale.
Pessi, esperto giuslavorista, definisce questo sciopero come “politico puro”, secondo la sentenza 290 del 1974, che lo qualifica più come una libertà che un diritto. Ciò implica che i datori di lavoro possono decidere se sanzionare i dipendenti partecipanti allo sciopero. Tuttavia, visto l’impatto sui servizi pubblici, l’iniziativa è considerata palesemente illegittima.
L’avvocato sottolinea notevoli violazioni, iniziando con il prescritto obbligo di preavviso, che richiede almeno 10 giorni. La proclamazione dello sciopero, infatti, è avvenuta solo 48 ore fa. Durante una lezione universitaria, Pessi ha identificato 108 violazioni della normativa.
Le irregolarità includono anche la violazione dell’obbligo di rarefazione, un dovere comunicativo che le organizzazioni sindacali devono rispettare, in particolare per servizi essenziali come i trasporti. Questo è stato ignorato nel caso in questione.
In merito alle possibili reazioni della Commissione di garanzia sugli scioperi, il professor Pessi anticipa che potrebbero essere previste sanzioni pecuniarie sia per i partecipanti che per gli organizzatori, con multe che potrebbero superare i 25mila euro per i vertici delle organizzazioni sindacali coinvolte.
Tra i promotori principali dello sciopero c’è la Cgil, che ha giustificato la mancanza di preavviso asserendo che l’abbordaggio delle navi della Flotilla da parte di forze israeliane avrebbe rappresentato “un attacco all’ordine costituzionale” volto a impedire una missione umanitaria.
Pessi rigetta questa motivazione, affermando che lo sciopero non tocca questioni relative ai diritti dei lavoratori, né rappresenta una rivendicazione in materia di salari o condizioni di lavoro. Piuttosto, si configura come una protesta politica contro il governo israeliano, risultando privo di fondamento nel contesto giuridico italiano.
Che situazione incredibile! Scioperare per una causa così distante dalla nostra realtà lavorativa sembra più una manovra politica che un vero sostegno. I diritti dei lavoratori, dove sono? In Italia abbiamo già abbastanza problemi senza aggiungerne altri inutilmente.