Roma, 25 giugno 2026 – Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha dichiarato che il numero dei voli transitati nelle basi italiane tra il 28 febbraio e il 23 giugno “è sostanzialmente in linea con quello degli anni precedenti e, in diversi casi, persino inferiore”. Questa affermazione è arrivata in risposta alle dichiarazioni del segretario generale della Nato, Mark Rutte, sui presunti 500 voli di aerei americani partiti dall’Italia contro l’Iran, che hanno messo in difficoltà il governo italiano che ha subito smentito, riporta Attuale.
Voli logistici, non da combattimento
Il governo italiano ha confermato la correttezza della propria posizione, sostenendo che si tratta di voli logistici che avvengono quasi regolarmente. L’utilizzo delle basi americane in Italia senza autorizzazione è disciplinato da criteri specifici: prevede voli logisticamente necessari o di routine e missioni Nato autorizzate dall’Alleanza. Tuttavia, per i voli da combattimento è necessaria l’autorizzazione del Parlamento, che l’Italia non poteva concedere su richiesta del Pentagono. Questo è particolarmente chiaro considerando che nei giorni in cui si sono verificati missili e bombe sull’Iran, voli logistici sono decollati da 11 basi europee, compresa l’Italia.
Da dove sono partiti: le basi
Le piattaforme di monitoraggio degli aerei hanno registrato voli da Lajes, Fairford, Ramstein, Aviano, Sigonella, Sofia, Bucarest, Sounda Bay, Istres-Le Tubé, Rota e Morón de la Frontera. È documentato che il 4 marzo 2026 l’Italia ha negato l’autorizzazione alla partenza di un aereo militare americano dalla base di Sigonella verso l’Iran, proprio perché era destinato a un attacco diretto. Questo episodio ha innescato le critiche di Donald Trump.
Quali aerei vengono utilizzati
Dalle basi italiane verso l’Iran, in particolare da Sigonella, sono decollati principalmente aerei Poseidon P-8, utilizzati dalla Marina militare americana per missioni di intelligence, sorveglianza e pattugliamento in Medio Oriente, compresa l’area del Golfo Persico. Inoltre, sono stati impiegati E2 Hawkeye per controlli radar. I voli americani, in particolare quelli con velivoli C-17 Globemaster, servono anche per il ricambio di contingenti nell’area del Golfo e del Pacifico, trasporto di materiali e rifornimenti a terra.
I rifornimenti in volo sono effettuati utilizzando Boeing KC-135, aerei cisterna di grandi dimensioni. Tuttavia, il segretario generale della Nato, Mark Rutte, non ha fornito dettagli, creando confusione e dando l’impressione di smentire il governo italiano.
Il caso del drone Mq-4C Triton
Gli Stati Uniti operano regolarmente il drone MQ-4C Triton, uno dei sistemi più avanzati per la sorveglianza militare. Questo drone svolge ricognizioni dettagliate e può essere utilizzato per illustrare scenari di attacco e documentare i danni subiti dal nemico. Le forze americane affermano che tutti i droni decollati dall’Italia sono utilizzati per scopi di sorveglianza e intelligence.
Crosetto: “Da Rutte parole ‘a caso’, inopportune e superflue”
Il generale Leonardo Tricarico, ex capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, osserva che a volte i piani di volo americani sono presentati in maniera generica, portando i comandanti delle basi a richiedere chiarimenti. Sottolinea anche che la cooperazione con le forze armate statunitensi resta importante, anche in assenza di conflitti. “Il controllo di intelligence che svolgono è vantaggioso anche per noi”, afferma Tricarico.
Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, esprime forti critiche nei confronti di Rutte: “Le parole a ‘caso’ del segretario generale della Nato, inopportune e superflue, amplificate da un approccio politico interno sempre pronto a danneggiare l’Italia, stanno creando una tempesta in un bicchiere d’acqua a livello nazionale, ma possono avere conseguenze ben più serie a livello internazionale”.