Il massacro di Kindu del 1961: ricordato da Mattarella il sacrificio dei 13 aviatori italiani

31.12.2025 22:05
Il massacro di Kindu del 1961: ricordato da Mattarella il sacrificio dei 13 aviatori italiani

Il ricordo del massacro di Kindu: un episodio oscuro della missione Onu in Congo

Il massacro di Kindu, avvenuto tra l’11 e il 12 novembre 1961, segna un capitolo tragico della partecipazione italiana a missioni di pace. Durante l’operazione, 13 aviatori italiani furono brutalmente assassinati da milizie congolesi dopo essere stati scambiati per mercenari belgi, riporta Attuale.

Questi piloti, appartenenti alla 46esima Aerobrigata e disarmati, furono catturati mentre si stavano rifocillando in una mensa vicina a un aeroporto, poco prima di un previsto ritorno in Italia. La missione umanitaria era stata organizzata dalle Nazioni Unite per portare aiuti in un Congo in preda al caos politico, segnato dalla recente morte del primo ministro Patrice Lumumba.

Il contesto di anarchia e conflitto, alimentato da interessi esteri, rese il paese un campo di battaglia. I piloti italiani, in missione per garantire la sicurezza, furono, però, scambiati per forze ostili. Il passaggio di due aerei C-119 portò a un panico tra la popolazione locale, temendo un attacco. Gli assalitori non esitarono a irrompere nella mensa, segnando l’inizio di un tragico epilogo.

Ciò che accadde dopo è ancora avvolto nel mistero; le circostanze esatte della morte dei piloti restano poco chiare. Testimoni riferirono che l’ufficiale medico sarebbe stato il primo colpito mentre cercava di fuggire. Gli altri aviatori, catturati e trasportati in una prigione a Kindu, furono poi brutalmente uccisi in un clima di linciaggio. I loro corpi, scoperti in due fosse comuni, suscitarono orrore e indignazione in Italia.

Il rientro delle salme in Italia avvenne nel marzo del 1962. Da allora, i caduti sono tumulati al Sacrario dei caduti di Kindu all’ingresso dell’aeroporto militare di Pisa. Nel 1994, il governo italiano conferì ai 13 piloti la medaglia d’oro al valor militare, riconoscendo il loro sacrificio in missione di pace nel contesto internazionale tumultuoso. Se fossero oggi in vita, il più giovane del gruppo, il sottotenente Giulio Garbati, avrebbe 82 anni.

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