“Nessun ripensamento”. Il governatore calabrese di Forza Italia, Roberto Occhiuto, conferma le proprie dimissioni e rilancia, esprimendo l’intenzione di ricandidarsi, in modo da prendere alla sprovvista l’inchiesta della magistratura che ha coinvolto la Regione. Egli sottolinea che la politica non può attendere i tempi lenti delle toghe. Tuttavia, il potere separato della giustizia, lento ma inesorabile, si manifesterà sempre. Questa situazione, riporta Attuale.
La mossa di Occhiuto suscita sconcerto nel panorama politico e riaccende il dibattito sulla diffidenza nei confronti degli interventi della magistratura. La maggioranza di centrodestra rivendica con sempre maggiore insistenza il primato della politica, a prescindere dall’autonomia dei poteri costituzionali. Questa tematica diventa sempre più centrale in vista del referendum previsto per il 2026, che riguarda la riforma della separazione delle carriere tra i pubblici ministeri e la magistratura giudicante. La recente sentenza della Corte di giustizia europea, riguardante le questioni migratorie, fa eco a posizioni politiche contrastanti.
In aggiunta, l’azione di Occhiuto destabilizza il delicato equilibrio delle candidature regionali, che era stato recentemente stabilizzato dal centrosinistra. L’approvazione di Giuseppe Conte per Matteo Ricci, ex sindaco di Pesaro e candidato per le Marche, ha dimostrato la resistenza del campo largo, nonostante qualche incertezza da parte dei 5 stelle in Toscana, che i democratici sperano di superare. In Calabria, il movimento rappresenta il primo partito del centrosinistra e possiede tutte le credenziali necessarie per aspirare alla guida della Regione, con candidati come l’europarlamentare Pasquale Tridico, sostenitore del reddito di cittadinanza, oltre ad altri rappresentanti del partito.
Occhiuto ha ribadito, durante gli Stati generali del Mezzogiorno, che le sue dimissioni non sono un atto di disprezzo verso l’azione giudiziaria, ma piuttosto una presa di coscienza riguardo ai tempi diversi dell’agire politico e giuridico. Intende così evitare un “logoramento” che ostacolerebbe il completamento del lavoro svolto. Tuttavia, questa scelta ha sicuramente una valenza politica ed è mirata contro l’azione giudiziaria, contrastando il governo. Il leader di Forza Italia, Antonio Tajani, ha approvato la decisione di Occhiuto, evidenziando un contrasto con il principio di garantismo che il partito ha sempre difeso.
Nel frattempo, il centrodestra deve definire le candidature prima della pausa estiva. Dopo il rinvio avvenuto nella residenza di Giorgia Meloni la scorsa settimana, le prossime discussioni si potrebbero svolgere domani ad Ancona, dove i leader si riuniranno per supportare il governatore marchigiano uscente, Francesco Acquaroli di FdI. La competizione principale è in Veneto, dove il partito della premier e la Lega sono fermi nella lotta per la successione di Luca Zaia. Il segretario regionale della Lega, Alberto Stefani, è in pole position, ma la vera questione è la posizione di Zaia, la cui eventuale candidatura con una lista personale potrebbe minare gli alleati. A questo si aggiunge il dilemma sul suo futuro politico, strettamente legato ai rapporti con Meloni e Salvini.
Infine, Zaia rimane “in vigile attesa”, desiderando contribuire con il proprio consenso e aspettandosi “adeguato sostegno” nel suo percorso futuro. Per la Lega, quindi, è cruciale gestire la presenza di Zaia, affinché la sua influenza non complichi eccessivamente le dinamiche politiche in corso. Tuttavia, le prospettive rimangono incerte. Zaia ambisce a un ruolo governativo, il che potrebbe concretizzarsi con una potenziale uscita della ministra Daniela Santanchè dal dicastero del turismo, probabilmente a favore di Francesco Lollobrigida, che, a sua volta, lascerebbe il Ministero dell’Agricoltura.