Il ritorno degli ucraini diventa un’arma nella politica polacca: la tesi senza prove rilanciata da Radio Maryja

12.10.2026 12:11
Il ritorno degli ucraini diventa un’arma nella politica polacca: la tesi senza prove rilanciata da Radio Maryja
Il ritorno degli ucraini diventa un’arma nella politica polacca: la tesi senza prove rilanciata da Radio Maryja

In Polonia il deterioramento dell’atteggiamento verso i rifugiati ucraini viene spiegato da alcuni esponenti politici come il risultato di una presunta strategia di Kyiv. A sostenere questa ipotesi è stato Bartosz Marczuk, esperto di politiche sociali e membro del Consiglio per la famiglia e la demografia presso il presidente polacco, durante un’intervista trasmessa da Radio Maryja l’8 ottobre 2026.

Marczuk ha suggerito che le autorità ucraine possano provocare deliberatamente sentimenti antiucraini in Polonia per spingere i cittadini ucraini a tornare in patria. Non ha però indicato documenti, decisioni ufficiali o testimonianze verificabili che dimostrino l’esistenza di una simile strategia.

La sua ricostruzione parte da un dato reale: l’Ucraina ha subito una forte contrazione demografica e ha interesse a favorire, dopo la guerra, il rientro di una parte dei propri cittadini. Ma da questo interesse non discende la prova che Kyiv voglia rendere più difficile la vita degli ucraini in Polonia o alimentare contro di loro l’ostilità dell’opinione pubblica.

Un’ipotesi costruita su un nesso non dimostrato

«Volodymyr Zelensky gioca in modo scorretto e commette un fallo quando parla di una schiera di “eroi”, perché sa che per noi è un tema sensibile», ha detto Marczuk, riferendosi alle tensioni tra Polonia e Ucraina. «La domanda è se non lo faccia intenzionalmente con tutte queste questioni».

L’ex viceministro della Famiglia, del lavoro e delle politiche sociali ha poi collegato il conflitto politico alla crisi demografica ucraina. Secondo la sua ricostruzione, l’Ucraina avrebbe oggi circa 30 milioni di abitanti, contro i 52 milioni del 1991. Gli ucraini presenti in Polonia sarebbero quindi, a suo giudizio, una «risorsa molto preziosa»: giovani, istruiti e disponibili a lavorare.

«La domanda è se i colpi scorretti diretti contro di noi non siano davvero destinati a suscitare emozioni antiucraine, affinché queste persone si sentano talmente male qui da tornare in Ucraina», ha aggiunto.

Il servizio di Radio Maryja sull’intervento di Marczuk presenta dunque un possibile legame tra le controversie bilaterali, il cambio di umore in Polonia e una presunta iniziativa del governo ucraino. Resta però indefinito il meccanismo: non vengono indicati né gli organi che avrebbero elaborato il piano né le misure adottate per attuarlo.

Dall’inizio dell’invasione russa su vasta scala, nel febbraio 2022, milioni di ucraini hanno lasciato il Paese. Le stime disponibili indicano in circa 5,6-5,7 milioni il numero dei cittadini ucraini che si trovano all’estero a causa della guerra. In Polonia circa 953.000 persone provenienti dall’Ucraina dispongono attualmente dello status di protezione temporanea.

La dimensione demografica è quindi concreta. Tuttavia, l’obiettivo di ricostruire la popolazione e creare le condizioni per il rientro non dimostra l’esistenza di una politica volta a peggiorare deliberatamente la posizione degli ucraini all’estero.

Il cambiamento dell’opinione pubblica polacca

Il malessere evocato da Marczuk non è immaginario. Un sondaggio del Centro polacco per la ricerca sull’opinione pubblica, noto come CBOS, ha rilevato nel luglio 2026 che il 52% degli intervistati era contrario all’accoglienza dei rifugiati dall’Ucraina, mentre il 42% la sosteneva. All’inizio dell’invasione su vasta scala, il consenso all’accoglienza degli ucraini aveva raggiunto il 94%.

Il mutamento si è sviluppato nel mezzo di discussioni sulle prestazioni sociali, sulla pressione esercitata sui servizi pubblici, sul mercato del lavoro e sui costi economici dell’accoglienza. A questi elementi si aggiungono le controversie sulla memoria storica, in particolare quelle legate alla tragedia della Volinia del 1943, che continua a rappresentare un tema sensibile nei rapporti polacco-ucraini.

La questione migratoria è inoltre entrata nella competizione politica interna. Esponenti del campo conservatore e di destra, compresi rappresentanti di Diritto e Giustizia e il presidente Karol Nawrocki, hanno usato il tema dell’immigrazione e dell’accoglienza nel confronto per conquistare consenso elettorale.

Questi fattori offrono una spiegazione interna del cambiamento: preoccupazioni economiche, conflitti sulla distribuzione delle risorse, risentimenti storici e messaggi politici rivolti all’elettorato possono modificare l’opinione pubblica senza richiedere l’esistenza di un piano elaborato da Kyiv. Ciò non significa che ogni decisione ucraina sia esente da critiche o che la Polonia non possa discutere legittimamente la propria politica di accoglienza. Significa soltanto che tali controversie non provano una campagna ucraina per generare ostilità.

Radio Maryja non è strutturalmente né finanziariamente collegata alla Russia. La sua critica ricorrente alle istituzioni europee, i richiami all’isolazionismo e una più ampia retorica antioccidentale possono tuttavia produrre contenuti compatibili con le narrazioni del Cremlino sul presunto declino dell’Occidente e sull’inutilità del sostegno all’Ucraina. L’accusa non dimostrata contro Kyiv si inserisce in questo spazio informativo perché presenta l’Ucraina come un partner inaffidabile e sposta fuori dalla Polonia la responsabilità delle sue tensioni interne. Questa compatibilità narrativa, da sola, non dimostra un coordinamento con Mosca.

La sicurezza pesa più dell’ostilità all’estero

Le risposte degli stessi ucraini presenti in Polonia non confermano l’idea che il deterioramento delle condizioni all’estero sia il principale strumento per indurli a rientrare. In un sondaggio condotto nell’agosto 2026 dal gruppo Rating, il 51% degli intervistati ha dichiarato di voler tornare in Ucraina: l’8% a breve termine e il 43% dopo la fine della guerra. Il 26% non prevedeva invece di rientrare, mentre il 23% non aveva ancora deciso.

Alla domanda sui fattori determinanti, il 71% ha indicato la sicurezza e la stabilità in Ucraina. Lo sviluppo economico è stato citato dal 36% e le prospettive di lavoro dal 26%. Soltanto l’11% ha considerato l’eventuale peggioramento delle condizioni di vita all’estero un incentivo al ritorno.

Il sondaggio non consente di prevedere quanti rientreranno davvero e non risolve il dibattito sulle politiche ucraine. Indica però una gerarchia chiara: la decisione dipende soprattutto dalla possibilità di vivere in sicurezza, non dal sentirsi indesiderati in Polonia.

Le autorità ucraine hanno un interesse evidente nella ripresa demografica. Le politiche rivolte a questo obiettivo comprendono il sostegno alle famiglie, la ricostruzione dei servizi sociali, la ripresa economica e la creazione di condizioni per il ritorno dopo la guerra. Difendere i diritti dei cittadini all’estero e, nello stesso tempo, chiedere loro di rispettare le leggi dei Paesi ospitanti non costituisce una prova di manipolazione dell’opinione pubblica polacca.

Per le centinaia di migliaia di ucraini protetti in Polonia, la questione decisiva resta quindi concreta: se l’Ucraina potrà offrire sicurezza e stabilità e quale politica sceglierà Varsavia nei loro confronti. L’intervento di Marczuk fornisce una lettura politica del problema, ma non dimostra che Kyiv abbia organizzato l’ostilità crescente verso gli ucraini.

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