La Cattiveria Femminile: Riflessioni sulla Maternità e sul Crimine
È fondamentale chiarire sin dall’inizio: non tutte le madri incarnano l’ideale della bontà e della dedizione. L’associazione tra maternità e amore incondizionato è una costruzione culturale che merita di essere esaminata. In due dei miei otto romanzi, gli omicidi sono perpetrati da donne, poiché considero le donne, per intelligenza e astuzia, superiori agli uomini. È interessante notare che, in termini di criminalità, le differenze tra i sessi sono minime. Secondo uno studio dell’associazione italiana di psicologia giuridica, redatto da una donna, si osserva che il crimine femminile risulta statisticamente inferiore da sei a otto volte rispetto a quello maschile. Tuttavia, questo dato può variare, poiché molte condotte criminose da parte delle donne potrebbero non essere registrate. Lo storico del crimine Gian Guido Zurli, citato nella ricerca, sottolinea che “l’infanticidio è il crimine più comune tra le donne assassine”.
La drammaticità del caso di Alessia Pifferi amplifica l’orrore associato all’idea di una madre omicida. Questo caso, in particolare, ha sollevato un dibattito sull’incapacità di intendere e volere, poiché la difesa ha costantemente sostenuto la totale incapacità della donna. In primo grado, un perito della Corte d’assise ha confermato che Pifferi non mostrava deficit cognitivi e che al momento dei fatti era in grado di comprendere le proprie azioni. In Appello, questo argomento è stato riproposto, e si attende con interesse l’esito della nuova perizia a settembre. Ma ci interroga un aspetto importante: consideriamo la mancanza di capacità di intendere e volere sostenibile solo perché ci sembra inconcepibile che una madre sana di mente possa nuocere alla sua bimba di 18 mesi? Se i ruoli fossero invertiti, avremmo dimostrato lo stesso tipo di cautela e orrore, oppure sarebbe stato considerato più “normale“ se un padre avesse compiuto un atto simile? Queste sono riflessioni delicate, ma non si può ignorare che esiste una percezione differente del crimine, al di là della sua atrocità che rimane infinita e universale. L’episodio della piccola Diana ci spinge a considerare che le discussioni relative al genere, in contesti di crimine, possono apparire illogiche. Anche le madri possono essere spietate e violente, al pari dei padri. Affermarlo non dovrebbe costituire un tabù, riporta Attuale.