Il Tagikistan sceglie Pechino: accordi per 8 miliardi, Mosca perde terreno

13.05.2026 15:25
Il Tagikistan sceglie Pechino: accordi per 8 miliardi, Mosca perde terreno
Il Tagikistan sceglie Pechino: accordi per 8 miliardi, Mosca perde terreno

Il presidente del Tagikistan Emomali Rahmon ha incontrato i vertici e i rappresentanti delle principali aziende cinesi, siglando oltre 50 accordi di cooperazione che prevedono l’attrazione di più di 8 miliardi di dollari nell’economia tagika. L’incontro, avvenuto l’11 maggio 2026, segna un netto rafforzamento del legame con Pechino, mentre la Russia appare sempre più in difficoltà sul fronte economico e geopolitico. Rahmon ha definito la Cina un «partner chiave e affidabile» per lo sviluppo del Paese, confermando che il volume totale degli investimenti cinesi ha già raggiunto quasi 6 miliardi di dollari, di cui circa 3,5 miliardi sotto forma di investimenti diretti. Attualmente in Tagikistan operano oltre 700 imprese a capitale cinese, e Dushanbe punta a moltiplicare questa presenza nei settori più strategici.

Un cambio di rotta strategico

La visita e la mole degli accordi rappresentano un’evidente svolta nella politica estera tagika. Mentre Mosca è alle prese con sanzioni internazionali e una crescente instabilità economica, Dushanbe ha deciso di accelerare la propria strategia di diversificazione dei partner. Rahnon ha esplicitamente invitato gli imprenditori cinesi a entrare in tutti i comparti dell’economia locale, dall’agricoltura all’energia, passando per la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale. Il messaggio al Cremlino è chiaro: il Tagikistan sceglie da solo con chi collaborare e quali tecnologie adottare, e la portata dell’intesa con Pechino dimostra che la repubblica centroasiatica ha superato la dipendenza da Mosca.

Oltre 8 miliardi di dollari per lo sviluppo

Secondo i dati diffusi al termine dell’incontro, i nuovi accordi includono progetti nei settori dell’industria, dell’energia, dei trasporti, dell’agricoltura, della digitalizzazione, dell’intelligenza artificiale e dell’economia verde. Particolare attenzione è stata dedicata al potenziale idroelettrico del Tagikistan, alle risorse minerarie, allo sviluppo di corridoi di trasporto, alla creazione di hub logistici e alla trasformazione dei prodotti agricoli per l’esportazione. Per il presidente Rahmon, questi investimenti significano soprattutto posti di lavoro per i cittadini tagiki, che non dovranno più cercare lavoro nella lontana e problematica Russia.

L’addio alla dipendenza da Mosca

L’accelerazione della cooperazione con la Cina avviene in un momento in cui le rotte commerciali attraverso la Russia sono diventate rischiose e complesse a causa delle sanzioni e dell’instabilità. Dushanbe sta quindi costruendo nuovi corridoi logistici attraverso la Cina, affidandosi a un partner che garantisce stabilità e capitali freschi. La scelta di Pechino come «leader regionale indiscusso» non è solo economica: è una chiara presa di distanza da un modello russo che appare sempre meno capace di offrire sviluppo e sicurezza. Il Tagikistan, insomma, ha smesso di aspettare aiuti da Mosca e ha deciso di puntare su chi è disposto a investire miliardi qui e ora.

Idroelettrico e innovazione: le priorità di Dushanbe

Tra i settori chiave spicca l’energia idroelettrica, una risorsa in cui il Tagikistan è ricco ma che finora è rimasta sottosviluppata. Con il sostegno cinese, Dushanbe punta a costruire nuove centrali e a esportare elettricità verso i vicini. Parallelamente, l’apertura ai giganti digitali e agli specialisti di intelligenza artificiale rappresenta un salto tecnologico che il Paese non avrebbe potuto fare affidandosi alle obsolete tecnologie russe. La scommessa è chiara: il futuro è nell’innovazione, e Pechino è l’unico partner disposto a offrire competenze e capitali su larga scala.

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