Incendio a Crans-Montana: italiani feriti, Francesca e Sofia tra i più gravi al Niguarda

04.01.2026 04:15
Incendio a Crans-Montana: italiani feriti, Francesca e Sofia tra i più gravi al Niguarda

Milano – Sofia, sedici anni, è arrivata all’ospedale Niguarda di Milano con un elicottero del 118 valdostano verso le 14.30 di ieri, seguita dai genitori e dal fratello in auto da Losanna; due ore dopo, la raggiungerà la sua migliore amica Francesca. Dall’ospedale di Zurigo è stato riaperto quasi subito il ponte aereo che doveva rimanere sospeso fino a martedì, in quanto gli ultimi cinque dei 13 feriti italiani nell’elenco ufficiale della Farnesina erano considerati “non trasportabili” dalle autorità svizzere. Tuttavia, la situazione degli ospedali elvetici, travolti dall’incendio di Crans-Montana, con un bollettino di quasi quaranta morti e 121 ustionati in un Paese che ha una sola burn unit specialistica a Zurigo, è tale che appena si concretizzano le condizioni per un trasferimento, si parte. Così, Francesca e Sofia sono di nuovo insieme: hanno ustioni sul 50 e sul 40% del corpo, risultando le più gravi tra i nove italiani ricoverati al centro ustionati del Niguarda da Capodanno, riporta Attuale.

A scuola psicologi per gli studenti e incontri di supporto per genitori e docenti

Entrambe fanno parte della terza D al liceo Virgilio di Milano, assieme a Leonardo e Kean, che come Sofia erano ospiti di Francesca nella casa di famiglia a Crans-Montana; alla riapertura dopo le vacanze, mercoledì 7 gennaio, a scuola saranno presenti psicologi per gli studenti e incontri di supporto per genitori e docenti.

Due compagni di quella terza avrebbero dovuto unirsi al Capodanno nel Vallese, ma hanno rinunciato all’ultimo per indisposizione, contribuendo a quella che ora è una separazione dolorosa tra le famiglie delle due amiche, ustionate ma assistite dall’equipe medica esperta del Niguarda, e la famiglia di Leonardo, attaccante nell’under 17 della Franco Scarioni 1925 di Milano, che lo ha cercato a lungo negli ospedali svizzeri perché è tra i feriti, e quella di Kean, che ieri ha avuto conferma di essere uno dei due italiani ricoverati a Zurigo ancora in attesa di identificazione.

“Non possono parlare perché sono sedati e intubati e hanno il viso coperto dalle bende”

Per avere certezza della loro identità è stato prelevato il Dna ai genitori, una chiara dimostrazione del tormento delle famiglie, che hanno dovuto fare lo stesso per identificare i corpi, ma inevitabile. “Non possono parlare perché sono sedati e intubati e hanno il viso coperto dalle bende a protezione delle ustioni”, ha spiegato ieri l’assessore lombardo al Welfare Guido Bertolaso, dopo aver accompagnato il prefetto di Milano Claudio Sgaraglia a incontrare i genitori dei ricoverati. I familiari dei due meno gravi, arrivati il 1° gennaio e successivamente estubati, hanno potuto scambiare qualche parola con loro, mentre gli altri genitori, assistiti da cinque psicologi, riconoscono di non trovarsi nella situazione peggiore rispetto al supplizio dell’attesa legato al Dna.

Le sale operatorie del Niguarda, ha affermato il primario del pronto soccorso Filippo Galbiati, lavoreranno senza sosta nel weekend per gli interventi continui ai quali devono essere sottoposti gli ustionati, e i letti della burn unit, una delle più grandi d’Europa, saranno ampliati oltre i 16 attualmente operativi, poiché si attendono ulteriori pazienti, inclusi cittadini elvetici per i quali la Confederazione ha chiesto aiuto, oltre agli ultimi tre italiani (incluso Kean) identificati dalla task force inviata dal Niguarda come idonei per il trasferimento.

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