Inchiesta sul Garante della privacy: nessuna dimissione nonostante le accuse di corruzione e peculato

17.01.2026 03:25
Inchiesta sul Garante della privacy: nessuna dimissione nonostante le accuse di corruzione e peculato

Indagini su Garante della Privacy, nessuna dimissione tra le polemiche

Roma, 17 gennaio 2026 – L’intero collegio del Garante per la privacy è indagato in concorso dalla Procura di Roma per corruzione e peculato, ma nessuno dei quattro membri che compongono l’Autorità ha intenzione di fare un passo indietro. Il presidente Pasquale Stanzione tira dritto dichiarandosi fiducioso nell’operato della magistratura e anche i suoi colleghi si proclamano certi “di poter dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati” confermando la volontà di “proseguire il proprio lavoro”, riporta Attuale.

Non fanno un passo indietro nemmeno le polemiche tra maggioranza e opposizione per lo scandalo che nelle ultime ore ha visto scattare le perquisizioni della Guardia di Finanza, impegnata fino a tarda notte nell’acquisizione di documenti dopo aver sequestrato cellulari e pc agli indagati. Tutto materiale che dovrà essere analizzato anche se i difensori hanno annunciato ricorso al Riesame per chiederne il dissequestro. Si profila una possibile contestazione di danno erariale con l’apertura di un’istruttoria, anche se dagli uffici della Corte dei conti i magistrati contabili, al momento, si trincerano dietro un ‘no comment’.

Il Partito Democratico si rivolge direttamente alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni per chiedere che “si dimettano tutti i dirigenti che hanno usato soldi pubblici in modo improprio”. La svolta nelle indagini è arrivata, oltre che con le inchieste della trasmissione Report, anche dalle testimonianze di alcune ‘talpe’ interne all’Autorità, che agli inquirenti hanno raccontato cosa accadeva all’interno dell’ufficio con spese di rappresentanza che nel 2024 sarebbero lievitate, secondo l’accusa, fino a 400 mila euro. C’è poi un viaggio in Giappone del maggio 2023, un viaggio ‘molto chiacchierato’: i pm di Roma scrivono negli atti dell’indagine che il costo di questa missione alla quale parteciparono “una decina di persone tra interessati e accompagnatori” “avrebbe superato secondo fonti interne e documentazione informale gli 80mila euro, di cui 40mila destinati ai soli voli”, in più di un caso “in business class”. Inoltre “venne assunto per tre mesi un conoscitore della lingua inglese”, anche se all’interno del Garante è “presente una persona che funge da interprete ufficiale”. Per gli inquirenti “una condotta disinvolta” nella gestione dei soldi pubblici e anche delle auto blu.

Nella bufera politica che ne è scaturita c’è chi come il leader di Italia Viva Matteo Renzi chiede che il Garante “sia abolito”, perché non funziona, essenzialmente: “Io sono stato spiato e intercettato illegittimamente, distrutto nella mia identità e privacy: il Garante che faceva, era in ferie?”. Il tema resta serio, però, “la privacy – dice l’ex premier – è un diritto umano, non è una roba da fighetti”. Il capogruppo di Forza Italia al Senato Maurizio Gasparri ribatte che certo il Garante “dovrebbe essere al di sopra di ogni sospetto” ma “ciò che mi scandalizza di più è la vicenda degli archivi di Bellavia, consulente di giustizia di Ranucci e di Report, e il caso di dossieraggio impunito in Italia riconducibile a Striano”. Sulla vicenda interviene anche la CGIL che chiede al Collegio di dimettersi come “gesto di responsabilità” e di “riaffermare con forza il principio di autonomia e terzietà delle authority amministrative indipendenti”.

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