Prato, 8 luglio 2026 – La carriera politica e professionale di Mario Adinolfi, giornalista e leader del Popolo della Famiglia, si interrompe bruscamente oggi, 8 luglio, con l’ordine di arresti domiciliari emesso dalla Procura di Roma. Le accuse sono gravi: truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo della raccolta del risparmio, abusivismo finanziario e omessa dichiarazione dei redditi, riporta Attuale.
La candidatura a sindaco di Prato
L’operazione della Guardia di Finanza riporta all’attenzione pubblica la figura di Adinolfi proprio in Toscana, dove nella scorsa primavera aveva tentato, senza successo, di candidarsi a sindaco di Prato. Adinolfi aveva annunciato la sua candidatura, ma il progetto è naufragato prima delle urne a causa dell’esclusione della lista del “Popolo della Famiglia” per gravi irregolarità nella raccolta delle firme. In aprile, Adinolfi era stato coinvolto in un acceso scontro fisico con Filippo Roma, inviato de “Le Iene”, dove l’ex candidato aveva reagito tirando i capelli al giornalista in risposta a domande sui dubbi riguardanti la sua “scommessa collettiva”.
Il sistema della “scommessa collettiva”
L’inchiesta della Procura di Roma, condotta dalla Sezione di Polizia Giudiziaria della Finanza e dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, sta approfondendo un sistema di raggiri milionario. Al centro dell’indagine c’è la piattaforma “Betting Group” o “Scommessa Collettiva”, promossa sui social dove Adinolfi prometteva rendimenti elevati, fino al 40% annuo, grazie a presunti “algoritmi infallibili”.
Secondo le indagini, decine di risparmiatori ignari — circa dieci testimoni chiave sono stati raccolti dagli investigatori — sono stati indotti a investire ingenti somme, in alcuni casi superiori ai 100mila euro a vittima, nell’illusione di un investimento sicuro. Gli esperti hanno evidenziato che, su oltre 4,7 milioni di euro raccolti in cinque anni, solo una minima parte sarebbe stata realmente investita in scommesse sportive. La maggior parte dei fondi, secondo le accusa, sarebbe andata a coprire spese personali, inclusi acquisti di orologi di lusso, lingotti d’oro, quadri, e viaggi di lusso.
L’indagine e i sequestri
Il danno stimato supera i cinque milioni di euro, con un’evasione fiscale accertata di 400mila euro a carico di Adinolfi. A suo carico è stato emesso un decreto di sequestro preventivo equivalente ai profitti ricavati nell’anno d’imposta. Adinolfi, che in passato aveva giustificato le anomalie economiche parlando di ritardi burocratici e di controlli antiriciclaggio sulle piattaforme di betting, si trova ora agli arresti domiciliari.