DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
GERUSALEMME – La conta dei voti è appena terminata e già la macchina guidata da Benjamin Netanyahu tenta di mettere in discussione la legittimità del risultato. Negli ultimi giorni di campagna elettorale, gli avvertimenti lanciati dal premier hanno delineato chiaramente la sua strategia post-elettorale: «Stanno rubando le elezioni», un refrain noto tra i populisti in difficoltà in tutto il mondo, ora adattato al contesto locale. Gli accusati? Gli arabi.
Incontro riservato
Il vicepresidente della Corte Suprema, Noam Sohlberg, che guida la commissione elettorale, ha fatto richiesta di indagare su «possibili interferenze straniere». Questa richiesta è stata prontamente sfruttata dal Likud e dalla destra, che mirano a impedire che Gadi Eisenkot, il principale avversario di Netanyahu, possa formare un governo con il sostegno dei partiti arabi israeliani. Sohlberg ha ricevuto segnalazioni su «finanziamenti provenienti dall’estero per influenzare i risultati» delle recenti elezioni, come riportato da David Zini.
Il capo dello Shin Bet, nominato dal premier in precedenza, ha richiesto un incontro riservato, e il giudice ha invitato Zini a proseguire le indagini. I servizi segreti interni, notoriamente riservati, hanno specificato che «l’inchiesta è mirata e circoscritta, non mirata ad accusare una parte della popolazione che ha votato democraticamente». Il direttore della commissione elettorale ha dichiarato che le ipotesi di «interferenze sistematiche sono infondate».
Doha smentisce
I sospetti riguardano le aree a maggioranza araba, dove l’affluenza è stata vicina all’80%: si ipotizza che gli abitanti siano stati incentivati a votare con offerte di denaro, fondi presumibilmente forniti dal Qatar. Tuttavia, il piccolo emirato del Golfo ha respinto le accuse, definendole «false e pericolose» e ha denunciato di essere tirato in mezzo per i fallimenti politici dei suoi critici.
Il coinvolgimento del Qatar è scrutinato, in quanto uno dei principali consiglieri di Netanyahu, responsabile della propaganda, è stato incaricato da Doha di migliorare l’immagine internazionale del regno. Jonatan Urich, che ha collaborato con il primo ministro, è stato accusato di ricevere 18.000 dollari al mese attraverso una società di un ex assistente di Netanyahu, anche dopo gli eccidi del 7 ottobre 2023 e durante l’offensiva a Gaza, mentre il Qatar cercava di mediare e ospitava i leader di Hamas a Doha.
I piani dell’opposizione
Eisenkot, pur con l’intento di fare chiarezza, accusa Netanyahu di una manovra «manipolatoria» volta a delegittimare il risultato elettorale e ritardare l’inizio dei lavori del nuovo parlamento. Il presidente Isaac Herzog ha esortato a non «infangare un settore della popolazione che ha esercitato il suo diritto democratico», ricordando che gli arabi rappresentano il 20% dei cittadini israeliani. L’opposizione è determinata a cambiare il presidente della Knesset, l’ultra-conservatore Amir Ohana, e a modificare le leggi approvate dalla coalizione radicale che minano la democrazia. Per questo blitz, distaccato dalla corsa per formare il governo, l’ex capo di stato maggiore e i suoi alleati hanno bisogno del supporto dei partiti arabi. La strategia di Netanyahu sembra mirare a ostacolarli. Analizzando i risultati, il blocco di Netanyahu ha ottenuto 53 seggi, contro i 48 della coalizione di cambiamento e 19 complessivi per le due formazioni arabe.
Il figlio del premier
Con la rivelazione dell’indagine sui presunti brogli, la leadership della destra al potere ha iniziato a mobilitarsi. Da Miami, Yair Netanyahu, uno dei figli del premier, ha sostenuto che «la Turchia, il Qatar e le nazioni arabe hanno speso milioni di dollari per rovesciare mio padre». Moshe Feiglin, eletto nella lista del ministro Bezalel Smotrich, ha chiesto che le elezioni vengano annullate e «ripetute con forze di sicurezza all’ingresso di ogni seggio nei villaggi arabi». Yitzhak Kroizer, del partito di Itamar Ben-Gvir, ha esortato gli ebrei a «prendersi armi perché quando i loro partiti verranno esclusi, gli arabi scateneranno la violenza».
In un contesto caratterizzato da tensione crescente e polarizzazione sociale, l’analisi della situazione politica in Israele continua a rivelare le sfide significative e le reazioni che la democrazia israeliana sta affrontando, riporta Attuale.