Roma, 28 marzo 2026 – Giovani e persone immunodepresse sono esposti a un maggiore rischio di infezioni sessualmente trasmesse (Ist), attualmente in aumento in tutta Europa. Elsa Viora, presidente di Sigo (Società italiana di ginecologia e ostetricia), ha sottolineato come la fascia adolescenziale sia particolarmente vulnerabile, poiché il sistema immunitario non è ancora del tutto maturo e c’è meno consapevolezza riguardo ai rischi associati a gravidanze non desiderate e rapporti non protetti, riporta Attuale.
Basta un rapporto non protetto per mettersi nei guai
La campagna di sensibilizzazione contro le infezioni sessuali richiede un profondo lavoro culturale per smantellare luoghi comuni e stereotipi persistenti. “La vox populi afferma: ‘eppure non era un periodo a rischio’ e ‘ma una volta cosa vuoi che sia’. In realtà, basta uno spermatozoo e il danno è fatto”. Viora ha evidenziato la necessità di informare i giovani in modo efficace, senza drammatizzare, ma con un approccio realistico.
Perché è tornata la sifilide
Il ritorno della sifilide è un fenomeno allarmante, poiché si pensava fosse relegata a un’epoca passata. “L’inconsapevolezza e la mancanza di informazione sui rischi sono determinanti – ribadisce Viora. Se non affrontiamo il problema, non si risolverà da solo”. Le infezioni sessualmente trasmesse che destano maggiore preoccupazione attualmente includono diverse malattie, ad eccezione di l’Hpv, il quale sembra registrare un lieve calo grazie alla vaccinazione eseguita su giovani di 11-12 anni.
Le strategie contro le infezioni sessuali
Quali strategie più efficaci si stanno adottando per contrastare l’aumento delle infezioni sessualmente trasmesse? “Il primo passo è senza dubbio la prevenzione”, afferma Viora. “È essenziale comunicare che ogni rapporto non protetto comporta rischi di gravidanze indesiderate o contagio e che devono essere adottate precauzioni per ridurre il rischio, incentivando l’uso di metodi contraccettivi e barriere protettive.”
Cosa raccontano i ragazzi
Cosa riferiscono i ragazzi a chi li interroga su questo argomento? “C’è una grande risposta – riconosce Viora – attribuire sempre la colpa ai giovani, affermando che siano superficiali e non desiderino essere informati, non è accurato. L’interesse esiste, così come la volontà di apprendere. Iniziative di informazione nelle scuole dell’obbligo sono spesso le più efficaci. Tuttavia, l’Italia ha ancora margini di miglioramento”, conclude la scienziata, osservando che le iniziative funzionano meglio quando sono integrate in un contesto formativo continuo.
Ma che situazione allarmante… I giovani dovrebbero essere più informati, ma è anche vero che molti adulti non si preoccupano di spiegare i rischi reali. La mediazione e l’educazione sessuale nelle scuole è fondamentale, ma non sembra essere una priorità. Che tristezza!