Investigazione della Procura di Napoli sui legami tra Multiversity-UniPegaso e editori italiani

08.10.2026 05:55
Investigazione della Procura di Napoli sui legami tra Multiversity-UniPegaso e editori italiani

Indagine sui legami tra Multiversity-UniPegaso e gruppi editoriali italiani

La Procura di Napoli ha aperto un’indagine sui legami tra Multiversity-UniPegaso e i principali gruppi editoriali italiani, con il rischio che normali relazioni commerciali vengano interpretate come atti illeciti. Il fascicolo è seguito dai pm Henry John Woodcock e Vincenzo Piscitelli, che stanno esaminando dodici episodi, coinvolgendo 22 indagati e fatti risalenti “in epoca antecedente e prossima al 30 giugno 2026”, riporta Attuale.

L’accusa principale è di associazione per delinquere, rivolta a Fabio Vaccarono, presidente di Multiversity, e ad altri dirigenti e comunicatori, come Francesco Durante, Andrea Ferrante e Gianluca Comin. Secondo la procura, il gruppo sarebbe stato coinvolto in reati di corruzione tra privati e istigazione alla corruzione. Le sanzioni per tali reati vanno da 3 a 7 anni di carcere.

Fra gli attori coinvolti nel settore editoriale si registrano nomi di rilievo, come Alessandro Furgione di Manzoni e Mario Orfeo, attuale direttore editoriale di QN Media. L’inchiesta ha anche rivelato una gestione controversa di Pegaso ai tempi di Danilo Iervolino, con ulteriori quaranta indagati e oltre 4.200 iscrizioni ritenute irregolari.

Un elemento cruciale dell’indagine riguarda le presunte pressioni esercitate al ministero dell’Università. Vaccarono avrebbe tentato di convincere la ministra Anna Maria Bernini a mantenere l’attuale regime degli esami a distanza, ma il suo tentativo si è rivelato vano, poiché Bernini non ha seguito le richieste.

Sebbene né la ministra né Bisignani siano indagati, la Procura ha iniziato a esaminare anche il modo in cui i media trattano l’inchiesta e i legami commerciali tra Multiversity e i gruppi editoriali. È emerso un decreto di perquisizione relativo a come ottenuta una “buona stampa” attraverso investimenti pubblicitari, mirati a “condizionare, silenziare e ritardare” le informazioni. Tuttavia, importanti testate come Repubblica e Il Fatto Quotidiano hanno già analizzato l’inchiesta Pegaso.

L’indagine ha messo in evidenza un’operazione di “filtro”, condotta tramite relazioni con editori e concessionarie, comprendente anche partnership finanziarie e altre utilità economiche. Tra le evidenze ci sono fatture per oltre 90 mila euro e proiezioni di investimenti fino a 300 mila euro.

Queste cifre si accompagnano a comunicazioni sui toni, tempi e opportunità di pubblicazione di notizie. Comin e Giansante, assistiti dall’avvocato Cesare Placanica, hanno affermato di operare nel rispetto delle norme deontologiche, dichiarando di aver svolto correttamente il proprio lavoro. D’altro canto, Matteo Renzi ha definito l’inchiesta “una follia assoluta”, richiamando l’attenzione su precedenti indagini che coinvolsero la sua famiglia e lanciando una critica al Fatto Quotidiano: “Benvenuti a tutti nel club dei garantisti”.

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