Colloqui di Pace tra Stati Uniti e Ucraina: I Risultati del Viaggio di Witkoff e Kushner a Kiev
Dopo un incontro con Putin al Cremlino, Steve Witkoff e Jared Kushner sono giunti a Kiev domenica scorsa, giustificando il loro arrivo in treno a causa di bombardamenti russi. Questa visita, che segna la prima apparizione dei due emissari di Trump nella capitale ucraina, è stata considerata positiva, sebbene non abbia portato a progressi sostanziali verso la pace. Si prevede ora un possibile nuovo scambio di prigionieri con la Russia, riporta Attuale.
I due dei rappresentanti americani non hanno presentato un nuovo piano e, secondo il Financial Times, si sono limitati a portare versioni aggiornate di documenti precedenti adattati alle nuove circostanze dall’inizio della guerra in Iran, avvenuta a febbraio. Witkoff ha descritto i colloqui come «molto significativi» e ha espresso ottimismo: «Ci sentiamo molto incoraggiati». Kushner ha additato che Trump è determinato a perseguire una «pace lunga e duratura» e ha ringraziato i partner tedeschi, francesi e britannici coinvolti nel processo.
Le posizioni rimangono però distanti: gli ucraini si trovano ora al quinto anno di aggressione russa, che minaccia la loro sovranità, e Zelensky ha evidenziato che i colloqui mirano non solo a porre fine al conflitto, ma a prevenire future invasioni russe. Dall’altro lato, Putin rifiuta un cessate il fuoco lungo l’attuale linea del fronte, aspirando a che Kiev ceda il controllo del Donbass e rimuova le aspirazioni di adesione alla NATO.
Nell’ambito della retorica russa, Putin continua a invocare le motivazioni «alla radice» della guerra, véte la presenza dell’Ucraina come uno Stato sovrano come una minaccia orchestrata dall’Occidente. Malgrado le difficoltà che la Russia affronta sul campo e gli effetti delle sanzioni economiche, Putin considera ancora il conflitto come una vittoria per il suo governo. Il ministro degli Esteri russo, Lavrov, ha recentemente affermato che le accuse russe riguardanti un attacco di droni a Lipsia rappresentano «l’inizio della vera guerra».
La mossa di Trump di riattivare i colloqui sembra avere vari fattori motivazionali. È evidente il suo desiderio di ripristinare la sua immagine di «maestro degli accordi», oltre all’interesse commerciale in Russia. In aggiunta, la guerra in Iran ha avuto ripercussioni significative sui prezzi del petrolio, con un aumento dell’inflazione che potrebbe influenzare negativamente il suo partito in vista delle prossime elezioni. Il ministro dell’Energia, Chris Wright, ha dichiarato che il conflitto ha avuto un grande impatto sui prezzi del diesel negli Stati Uniti, complicando ulteriormente la situazione economica.
Zelensky ha concluso, affermando che «ci aspettiamo che la guerra continui», mentre conta sul sostegno americano per la difesa missilistica e l’energia durante l’inverno rigido. Durante l’incontro, ha scherzato regalando magliette con la scritta «Regime di Kiev», un riferimento ironico alla narrazione russa.