Inizio delle trattative tra Stati Uniti e Iran con un memorandum d’intesa
Lo scorso fine settimana, gli Stati Uniti e l’Iran hanno avviato negoziati a Bürgenstock, in Svizzera, dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato che un “accordo” con Teheran era “completo”. Tuttavia, ciò che è stato annunciato si è rivelato essere solo l’inizio di un processo negoziale, piuttosto che la conclusione di esso, riporta Attuale.
Il documento approvato dalle due nazioni è un memorandum d’intesa, che rappresenta un passo preliminare legale ma non vincolante. Questo documento formalizza l’intenzione di collaborare, rimandando tuttavia le discussioni più incisive a negoziati futuri, destinati a portare a un accordo definitivo.
Tuttavia, il memorandum va oltre la semplice dichiarazione d’intenti, poiché include alcune clausole da attivare immediatamente, come la riapertura dello stretto di Hormuz e la riduzione delle sanzioni americane sulle esportazioni di petrolio iraniano. Pertanto, si presenta come una via di mezzo tra un memorandum e un accordo.
Questa modalità di approccio è tipica della diplomazia di Trump, che mira a ottenere risultati immediati per poterli presentare come successi, mentre rinvia le questioni più complesse a discussioni future. Lo scorso fine settimana, le delegazioni statunitense e iraniana si sono incontrate per iniziare i negoziati sulla base del memorandum, dopo trattative preliminari che hanno condotto a questo punto.
L’obiettivo di questi negoziati è vasto. La questione centrale è la riduzione del programma nucleare dell’Iran, che gli Stati Uniti cercano di limitare per prevenire lo sviluppo di armi atomiche. Inoltre, si discute del programma missilistico iraniano, del controllo sullo stretto di Hormuz e della crescente tensione in Libano, dove le ostilità tra Israele e Hezbollah, un alleato dell’Iran, continuano.
Il vicepresidente JD Vance, che guida la delegazione statunitense, ha promesso una revisione radicale delle relazioni tra gli Stati Uniti e l’Iran, che sono caratterizzate da ostilità da quasi cinquant’anni: “Se la vostra leadership è pronta a rinunciare a essere un fattore di instabilità regionale e all’ambizione di sviluppare armi nucleari, allora gli Stati Uniti sono pronti a trasformare radicalmente il rapporto con il Paese”.
Tuttavia, i negoziati complessi possono richiedere mesi o anni per giungere a risultati concreti, specialmente quando le posizioni di partenza sono inconciliabili. L’accordo sul nucleare iraniano del 2015, concordato dall’amministrazione Obama, ha richiesto due anni di negoziazioni, durante le quali il regime iraniano ha dimostrato di non avere fretta, cercando invece di negoziare condizioni più favorevoli.
Se da una parte è normale non raggiungere risultati definitivi in pochi giorni, dall’altra il rischio è che gli attuali negoziati conducano a pochi successi immediati, come un’intesa sullo stretto di Hormuz, per poi arenarsi su questioni più complesse. Questo è simile a quanto accaduto nella Striscia di Gaza, dove pressioni per una pace duratura sono state rapidamente abbandonate, lasciando la situazione stagnante per mesi.