Scuse tardive di Autostrade per l’Italia alla vigilia della sentenza per il crollo del Ponte Morandi

15.07.2026 12:05
Scuse tardive di Autostrade per l’Italia alla vigilia della sentenza per il crollo del Ponte Morandi

Roma, 15 luglio 2026 – Otto anni dopo la tragedia del Ponte Morandi, Autostrade per l’Italia si scusa con le famiglie delle 43 vittime, “i genovesi e tutti gli italiani”. Lo fa, solo alla vigilia della sentenza del processo, per bocca dell’ad Arrigo Giana, che con l’Aspi di allora non ha alcun legame, ma che ora si dichiara pronto a farsi carico della responsabilità morale di quanto accaduto il 14 agosto 2018 a nome della società, che, precisa, “non è più quella di allora”, riporta Attuale.

“In queste ore siamo in attesa della sentenza di primo grado, con lo stesso desiderio di verità che sentono i familiari delle vittime”, scrive Giana in una lettera al Corriere della Sera. “Io ero uno dei milioni di cittadini che si trovava attonito davanti agli schermi della televisione, dove scorrevano le drammatiche immagini di quella tragedia che si stava consumando a Genova”, ricorda. Nei tempi che seguirono continuava a chiedersi come fosse stato possibile non chiedere immediatamente scusa per quanto era successo. Ora “rompiamo il silenzio”, afferma. “A nome del Gruppo Autostrade per l’Italia voglio scusarmi con i familiari delle vittime, i genovesi e tutti gli italiani, per le sofferenze originate dal tragico evento del Morandi. Pur consapevole che il nostro gesto non potrà mai cancellare il loro dolore”.

I familiari delle vittime: scuse tardive

Tutte parole indigeste per i familiari delle vittime, che criticano se non altro la tempistica. “Siamo sbigottiti – scrive in una nota Egle Possetti, presidente del Comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi – Neanche Totò, in qualche sceneggiatura, avrebbe potuto immaginare un momento meno opportuno”. Giana chiede scusa oggi, dopo oltre un anno alla guida della società. “Avevamo già sentito scuse tardive da parte dell’AD Tomasi pressato dalla giornalista durante un’intervista presso l’emittente genovese Primocanale”, ricorda Possetti. “Oggi le sentiamo dal nuovo ad, pressato dalla sentenza imminente (…). Le scuse, come ben sapete, dovevano essere fatte a suo tempo, ma nessuno le fece.

Il Comitato dei familiari chiede di “conoscere nel dettaglio i piani della società per il miglioramento delle performance di prevenzione, sicurezza ed efficacia dell’infrastruttura” e fa notare che tali piani “saranno proficui, lo vedremo solo fra qualche anno”. Poi la stoccata di Egle: “Suggerisco metodi di comunicazione più efficaci uniti a fatti concreti: renderebbero inutili comunicati-spot di scusa”.

Domani è attesa la sentenza di primo grado del processo che ha riunito tre filoni di inchiesta per un totale di 57 imputati, tra cui spicca l’ex ad di Aspi Giovanni Castellucci: per lui la procura ha chiesto la pena più alta: 18 anni e sei mesi di carcere.

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