Protesta drammatica per l’indipendenza del Tibet: Lobga Rangzen si dà fuoco di fronte all’ONU a New York
Il 2 luglio, Lobga Rangzen, un attivista tibetano, è morto dandosi fuoco davanti alla sede delle Nazioni Unite a New York, per esprimere la sua protesta contro il controllo cinese sul Tibet, riporta Attuale.
La morte di Rangzen ha suscitato un’ondata di sostegno tra i tibetani all’estero, portando a numerose manifestazioni in suo onore e contro la Cina nelle settimane successive. Famoso per il suo impegno e attivismo per l’indipendenza del Tibet, Lobga Rangzen aveva modificato il suo nome originale, Lobsang Palden, per adottare Rangzen, che significa “indipendenza” in tibetano.
Il Tibet, una regione montuosa del sud-est asiatico, è stata annessa dalla Cina nel 1951. Sebbene Pechino dichiari che il Tibet gode di un certo grado di autonomia, molti tibetani denunciano una continua repressione della loro identità culturale e religiosa. Dal 1959, un governo tibetano in esilio è attivo in India, con il Dalai Lama, la figura spirituale tibetana di massimo riferimento, che risiede lì.
Lobga Rangzen era nato in Tibet nel 1974, proveniente da una famiglia con una lunga storia di resistenza contro l’oppressione cinese. Era fuggito in India nel 1992 e poi si era trasferito negli Stati Uniti nel 2006, dove aveva continuato la sua lotta per l’indipendenza del Tibet. Iniziò a organizzare proteste contro la Cina e a promuovere l’indipendentismo tibetano, interagendo anche con politici statunitensi di entrambi i principali schieramenti.
La sua morte ha riportato l’attenzione sull’indipendentismo tibetano, dopo anni di relativa apatia. Politici come il sindaco di New York Zohran Mamdani e la deputata Alexandria Ocasio-Cortez hanno espresso le loro condoglianze e sottolineato l’importanza della causa tibetana.
Tenzin Dorjee, direttore del Tibet Action Institute, ha dichiarato che la morte di Rangzen ha avuto “un impatto unico” sulla comunità tibetana negli Stati Uniti, spingendo molti a riflettere sulla loro identità e sul futuro del Tibet. I tibetani a New York hanno organizzato veglie quasi quotidiane e numerosi eventi di protesta, non solo a New York, ma anche in altre città del mondo, tra cui Roma.
Dal 1998, oltre 170 tibetani si sono dati fuoco come forma di protesta contro il regime cinese, vista come una risoluta e tragica azione di dissenso in risposta alla repressione. Questo triste fenomeno, come ha affermato il penne Tibetano Tsering Woeser, è un segno di come se i tibetani avessero la possibilità di protestare pacificamente, non ricorrerebbero ad atti estremi.
La recente mobilitazione dei tibetani all’estero è notevole, dato che negli ultimi anni c’è stata una crescente divisione all’interno della comunità sull’orientamento da dare alla lotta per l’indipendenza. Mentre il Dalai Lama ha sostenuto un approccio più moderato, reclamando autonomia sotto la sovranità cinese, molti continuano a desiderare un Tibet completamente indipendente.
Nel contesto internazionale, la crescente autorità della Cina sul Tibet ha portato a un calo della critica da parte dei governi occidentali, preoccupati di danneggiare le loro relazioni diplomatiche ed economiche con Pechino. Nel marzo 2026, la Cina ha promulgato una nuova legge per promuovere “l’unità etnica” che favorisce l’assimilazione delle minoranze come i tibetani, elevando ulteriormente le tensioni.
Ma che tragedia… Quella di Lobga Rangzen è una storia davvero straziante. È incredibile pensare fino a che punto una persona possa arrivare per difendere la propria cultura e i diritti. È una vergogna che nel 21° secolo ci siano ancora tali repressioni… il mondo deve aprire gli occhi!!!