Il via libera dell’Aula di Montecitorio è avvenuto con 165 voti favorevoli e 80 contrari. Il provvedimento riguarda la giustizia e la disciplina della professione forense, recependo le direttive del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. Le misure sono già oggetto di critiche, riporta Attuale.
Approvata anche alla Camera, in via definitiva dopo il passaggio in Senato, la legge di conversione del decreto-legge 12 giugno 2026, n. 100, che stabilisce «misure urgenti in materia di giustizia e per la prima attuazione del Patto dell’Unione europea sulla migrazione e l’asilo». Il provvedimento, noto come decreto legge sicurezza-migranti, ha ricevuto il sostegno della maggioranza con 165 voti favorevoli contro 80 contrari, malgrado le polemiche emerse nelle ore precedenti il voto, che hanno riguardato i tempi forzati della discussione e la scarsa coerenza del testo.
Un testo spaccato in due
Una delle questioni centrali emerse durante le discussioni è stata la critica al governo per aver accorpato nello stesso testo due questioni distanti: da un lato, la riforma dell’esame di Stato per gli avvocati, che si svolgerà in un’unica sessione annuale articolata in tre prove, e dall’altro, disposizioni in materia di immigrazione e richiesta di asilo.
Cosa prevedono le misure sulla migrazione e l’asilo
La parte più controversa del decreto tratta l’implementazione in Italia del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, approvato dall’Unione europea nel maggio 2024 e destinato ad entrare in vigore il 12 giugno 2026. Tra le principali novità emerge la procedura di richiesta di asilo, che prevede al momento della registrazione della domanda, il rilascio di un nuovo documento identificativo con codice unico e dati biometrici. Le forze di polizia potranno trattenere lo straniero fino a 72 ore per completare i controlli.
Il decreto conferisce al prefetto l’autorità di imporre l’obbligo di residenza in un luogo determinato quando esiste un rischio di fuga. Undici situazioni potrebbero far scattare questa misura. La procedura di asilo alla frontiera dovrà concludersi entro 12 settimane dall’inizio del procedimento, come stabilito dal Patto europeo.
In caso di mancata collaborazione del richiedente, potrà essere trattenuto o sottoposto a misure alternative. Infine, il decreto modifica le procedure di esame delle domande di asilo e stabilisce un nuovo termine di 90 giorni per l’accesso al lavoro da parte del richiedente protezione internazionale.
Il confronto con il Patto europeo
Il decreto recepisce il sistema europeo, lasciando tuttavia alcune scelte agli Stati membri. L’Italia ha deciso di definire più precisamente alcune questioni, come l’identificazione del rischio di fuga e le modalità di controllo sui richiedenti. Il Patto europeo stabilisce un quadro generale, demandando ai singoli Paesi la definizione di criteri specifici.
Le critiche sui tempi imposti dalla decretazione d’urgenza
Le tempistiche del nuovo provvedimento sono state oggetto di ampia discussione. Il Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, approvato il 14 maggio 2024, prevedeva un periodo transitorio di due anni per permettere agli Stati membri di adeguarsi. Il decreto-legge in questione è stato varato in prossimità della scadenza, suscitando polemiche sulle modalità di attuazione. La deputata Boldrini ha evidenziato la possibilità di una «procedura ordinaria», criticando l’urgenza percorsa dal governo.
Le accuse delle opposizioni
Le opposizioni hanno criticato la mancanza di possibilità di discussione in Aula e l’impossibilità di dibattere emendamenti, che sono stati dichiarati decaduti con il voto di fiducia. Accuse sono arrivate anche sul metodo di affrontare la questione migratoria, con la denuncia di un progressivo aumento delle limitazioni alla libertà personale.
Soddisfazione dalla maggioranza
In controtendenza, i rappresentanti della maggioranza hanno espresso soddisfazione, lodando un provvedimento definito «pragmatico e rispettoso degli obblighi europei». La Lega ha elogiato l’idea che l’Italia non subisca più le politiche europee, mentre FdI ha evidenziato l’applicazione di una visione più restrittiva riguardo alla richiesta di protezione internazionale.
Foto copertina: ANSA/FRANCESCO RUTA