Cuba, nuova rotta migratoria verso il Brasile mentre le opzioni per emigrare si riducono
Nel 2025, gli Stati Uniti hanno cessato di essere una meta percorribile per i cubani in cerca di emigrazione, con l’amministrazione Trump che ha chiuso tutti i programmi di ingresso legale. Gli arresti e le espulsioni di chi entra illegalmente sono aumentati. Malgrado la drammatica crisi economica a Cuba, il desiderio di lasciare il paese non è diminuito, riporta Attuale.
Una nuova via migratoria è emersa: quella che attraversa la Guyana, diretta verso il Brasile. Nel 2025, quasi 42.000 cubani hanno fatto richiesta di asilo in Brasile, raddoppiando rispetto all’anno precedente. Nei primi sei mesi del 2026, le richieste sono state 20.372, superando il numero dello stesso periodo dell’anno passato, confermando una tendenza in crescita.
Il Brasile offre opportunità ai richiedenti asilo, consentendo loro di lavorare, studiare e avere accesso all’assistenza sanitaria. A differenza di molti paesi latinoamericani, l’immigrazione non è un tema di dibattito pubblico, dato che solo l’1% della popolazione è composta da immigrati.
Con quasi 42.000 domande, i cubani sono diventati la nazionalità predominante tra i nuovi arrivati, superando per la prima volta i venezuelani.
Per molti cubani, la rotta verso il Brasile è una delle poche rimaste, seppur complessa. Le agenzie di viaggio informali e i trafficanti, noti come coyotes, offrono pacchetti «tutto compreso» tramite i canali WhatsApp, che coprono trasferimenti, vitto e alloggio. Tuttavia, le truffe non sono infrequenti e le condizioni di viaggio possono rivelarsi dure. Secondo l’Agenzia brasiliana di intelligence (Abin), i costi possono raggiungere anche 10.000 dollari per un passaggio sicuro.
Il viaggio inizia con un volo da Cuba a Georgetown, in Guyana, l’unico paese in America Latina che accoglie i cubani senza visto, permettendo loro di entrare come turisti. Da Georgetown, i migranti proseguono verso Lethem, al confine con Roraima, in Brasile. Qui, il primo comune oltre il confine è Bonfim, da dove si prosegue lungo la statale BR-401 fino a Boa Vista, dove è possibile presentare domanda di asilo. Tra le 20.000 domande ricevute nei primi sei mesi del 2026, 7.000 sono state registrate a Boa Vista.
Negli ultimi mesi, le forze dell’ordine brasiliane hanno bloccato vari trasferimenti, arrestando i trafficanti ma consentendo ai migranti di richiedere asilo. Le autorità definiscono questi interventi come «salvataggi» e non sono stati segnalati respingimenti.
I pacchetti «tutto compreso» possono includere trasferimenti verso altre città, a un prezzo maggiorato. Diverse vie alternative sono presenti, una delle quali prevede il passaggio attraverso il Venezuela, ma questo percorso comporta un rischio maggiore e l’attraversamento di zone boschive. Un’altra opzione, ormai meno comune, prevedeva un volo fino al Suriname e poi il transito attraverso la Guyana francese verso Amapá, in Brasile, ma questa via è diventata più complessa a causa di controlli più severi.
Molti cubani non hanno sufficiente denaro per arrivare a destinazione e si fermano in Guyana, dove cercano lavoro informale per continuare il viaggio. Nonostante la scoperta di giacimenti petroliferi in Guyana, il paese non offre attualmente benessere economico significativo.
In Brasile, lo status di richiedente asilo fornisce alcune protezioni legali, ma i processi per l’approvazione delle domande possono durare anni. Nel 2025, 15.000 cubani hanno lasciato il Brasile, la maggior parte diretta verso l’Uruguay, attratti dalla lingua comune e dal sistema sociale. Tuttavia, il processo di ottenimento dei documenti è rallentato a causa dell’alta domanda.
L’atteggiamento del governo uruguaiano rimane positivo nei confronti dei migranti cubani, poiché un calo della popolazione sarebbe problematico per la sostenibilità del sistema fiscale e pensionistico. Tuttavia, Montevideo ha uno dei costi della vita più alti dell’America Latina, e la convalida dei titoli di studio cubani può risultare complicata.
Nonostante le difficoltà di adattamento in Guyana, Brasile o Uruguay, molti cubani continuano a cercare di fuggire da una situazione insostenibile, caratterizzata da crisi elettrica, carenza d’acqua e accesso limitato a beni di prima necessità. La situazione è ulteriormente aggravata dalla contrazione del turismo, dovuta a restrizioni statunitensi e fuga di investimenti stranieri, lasciando l’emigrazione come una delle poche soluzioni percorribili.