I funerali nel giorno dell’anniversario degli Usa: la provocazione
Nel giorno in cui gli Stati Uniti celebrano il 250mo anniversario dell’indipendenza, le autorità iraniane hanno dato avvio alle cerimonie funebri dell’ex Guida suprema, ucciso il 28 febbraio all’inizio del conflitto con Israele e Stati Uniti. Questa coincidenza temporale viene interpretata a Teheran anche in chiave politica, dato che il corpo di Khamenei è stato esposto presso il complesso del Mosalla Imam Khomeini. Le cerimonie hanno assunto i toni di una mobilitazione nazionale, riporta Attuale.
Per la Repubblica Islamica, il funerale non rappresenta solo un addio a un leader che ha guidato il Paese dal 1989, ma anche un momento cruciale di legittimazione in un periodo altamente fragile. Il potere iraniano intende trasformare le esequie in una dimostrazione di coesione nazionale dopo mesi di guerra, sanzioni e incertezze sulla successione.
Le autorità prevedono una massiccia partecipazione: secondo fonti della stampa israeliana, a Teheran potrebbero arrivare tra i 15 e i 20 milioni di persone nei tre giorni delle cerimonie. Alcuni commentatori, legati alla linea iraniana, anticipano una mobilitazione persino più vasta, presentandola come una risposta alle pressioni esercitate dagli Stati Uniti e da Israele.
La Repubblica Islamica intende dimostrare che la morte di Khamenei non ha portato al collasso del sistema, ma segna l’inizio di una nuova fase di mobilitazione rivoluzionaria. La scelta dei simboli, come le bandiere rosse, che richiamano la vendetta nella tradizione sciita, e i riferimenti alla “resistenza”, collegano il funerale alla rete di alleanze regionali di Teheran. La presenza di rappresentanti di gruppi alleati e delegazioni straniere serve a proiettare un’immagine di resistenza continua, nonostante le recenti perdite subite nella guerra.
Tuttavia, dietro la scenografia del lutto nazionale si nascondono molte incertezze. La più significativa riguarda Mojtaba Khamenei, figlio di Ali e potenziale nuova Guida suprema, che non è apparso in pubblico dopo l’attacco che ha causato la morte del padre. Secondo “Iran International”, Mojtaba sarebbe stato gravemente ferito e potrebbe non partecipare alle cerimonie funebri. La sua assenza metterebbe a rischio il tentativo del regime di mantenere un’apparenza di continuità al vertice.
Fin dalle prime ore del mattino, migliaia di persone si sono radunate nel vasto complesso religioso di Teheran, agitando bandiere rosse e indossando ritratti di Khamenei, mentre affermavano slogan contro gli Stati Uniti e Israele. I media iraniani hanno sottolineato la richiesta di vendetta e giustizia per la morte del leader.
Il feretro rimarrà esposto a Teheran fino a lunedì, quando è prevista una grande processione nella capitale, seguita da cerimonie a Qom, Najaf e Kerbala, culminando con la sepoltura a Mashhad, città natale di Khamenei.
La partecipazione internazionale offre una lettura complessa. Rappresentanti di Paesi alleati o vicini all’Iran hanno partecipato, sebbene l’assenza dei leader delle principali potenze mondiali possa sminuire l’immagine di un omaggio globale.
Tra i presenti figurano l’ex presidente russo Dmitrij Medvedev, un alto rappresentante cinese, il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif e il presidente iracheno Nizar Amedi, insieme a delegazioni di Hezbollah e altri gruppi legati a Teheran. La presenza del presidente della Regione autonoma del Kurdistan iracheno, Nechirvan Barzani, assume significati politicamente rilevanti in seguito alle recenti accuse di Teheran nei confronti della regione curda.
Le esequie di Khamenei si configurano come il primo grande test pubblico della Repubblica Islamica dopo la sua morte, un atto di forza per affrontare gli avversari esterni e un messaggio di unità interna in un Paese travagliato da conflitti, crisi economica e repressione.
Per il regime degli ayatollah, la partecipazione di massa deve dimostrare che il sistema è ancora in grado di mobilitare il popolo attorno ai suoi valori fondamentali. Tuttavia, per i critici, il lungo rituale funebre evidenzia la necessità del governo di creare consenso attraverso la liturgia, mentre il Paese entra in una fase di transizione senza precedenti, con una Guida suprema ufficialmente designata ma ancora invisibile nell’arena pubblica.