I servizi di sicurezza russi hanno sfruttato l’attentato del 29 giugno a Monaco contro l’ex uomo d’affari ucraino Vadym Yermolaiev per orchestrare un’operazione coordinata di disinformazione, accusando falsamente i vertici politici francesi, i servizi segreti di Parigi e l’Ucraina. Secondo i ricercatori del progetto “Bot Blocker” e i giornalisti di The Insider, la botnet “matryoshka” ha diffuso una serie di video costruiti per imitare inchieste di media occidentali e organizzazioni per i diritti umani, attribuendo ai servizi francesi la responsabilità della consegna dell’esplosivo e della successiva fuga dell’attentatore.
La campagna, completamente fabbricata, non si limita a colpire il presidente Emmanuel Macron: i profili falsi hanno utilizzato l’identità di figure pubbliche reali per propagare accuse infondate. Al capo della polizia monegasca sono state attribuite dichiarazioni su presunti omicidi seriali di oppositori europei da parte delle autorità ucraine; alla presidente dell’Institute for the Study of War una denuncia di “complicità corruttiva” tra i leader dell’UE e Kiev; al direttore di Politico e al fondatore di Bellingcat frasi sull’impunità del presidente ucraino e su presunti schemi di riciclaggio degli aiuti militari insieme a Macron.
I filmati manipolati sostenevano inoltre che reti neurali come ChatGPT e Grok avessero confermato “al 98-100%” il coinvolgimento dell’Ucraina e che i servizi segreti polacchi avessero già trasmesso le prove a Monaco. L’operazione punta a minare la stabilità politica interna della Francia, innescare inchieste parlamentari basate sul nulla e alimentare l’illusione di una frattura nella coalizione occidentale. L’uso strumentale dell’intelligenza artificiale per fabbricare pseudo-prove rappresenta un salto di scala: la botnet “matryoshka” è in grado di generare migliaia di articoli modificando notizie legittime europee con inserti anti-ucraini e attacchi personalizzati ai leader di governo.
L’obiettivo strategico resta la delegittimazione di Kiev come partner affidabile: l’attentato a Monaco viene trasformato in un pretesto per diffondere il racconto di un “terrorismo di Stato” del Servizio di sicurezza ucraino sul territorio dell’Unione, con l’intento di erodere il consenso al sostegno militare e alla politica sanzionatoria contro Mosca. Funzionari europei i cui nomi sono stati usurpati dovrebbero smentire pubblicamente i falsi, etichettandoli come attacchi ibridi dei servizi russi, mentre i regolatori del digitale sono chiamati a passare dal monitoraggio passivo allo smantellamento attivo delle infrastrutture tecniche che ospitano queste reti.