Israele adotta cinque strategie per danneggiare l’economia della Cisgiordania

11.10.2025 17:45
Israele adotta cinque strategie per danneggiare l'economia della Cisgiordania

Crisi economica nei Territori palestinesi: PIL in calo del 28% nel 2024

La situazione economica nei Territori palestinesi occupati continua a deteriorarsi, con il Prodotto Interno Lordo (PIL) che nel 2024 ha registrato un crollo del 28% rispetto all’anno precedente. La disoccupazione ha superato il 35%, e le proiezioni per il 2025 non sono promettenti, afferma Abdo Idris, direttore dell’unione delle camere di commercio palestinesi, citato da Attuale.

Secondo esperti economici, il termine “crollo” è più appropriato rispetto a “calo”; in confronto, in Italia il PIL durante la pandemia si era ridotto dell’8,9%. Prima delle violenze scatenate da Hamas il 7 ottobre 2023, l’economia palestinese stava mostrando segni di crescita, con un PIL annuale di circa 19 miliardi di dollari, equivalente a quello del Libano, ma con una popolazione nettamente inferiore.

Idris accusa il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich di perseguire intenzionalmente politiche che mirano a impoverire la popolazione palestinese, affermando: «Il governo israeliano ha un obiettivo chiaro: impoverire la popolazione palestinese. Questo è lo scopo principale della politica economica d’occupazione».

Smotrich, noto per le sue posizioni estreme contro i palestinesi, ha attuato misure punitive, limitando l’accesso dei lavoratori palestinesi ai posti di lavoro in Israele. Da ottobre 2023, circa 100.000 palestinesi hanno perso la loro occupazione in territorio israeliano, costringendo alcuni a cercare lavoro clandestino, un’impresa pericolosa a causa del rischio di scontri con le forze israeliane.

Le restrizioni imposte dal governo israeliano, presentate come misure di sicurezza, sono contestate da Idris, il quale sottolinea che molti palestinesi continuano a lavorare in colonie e zone industriali senza problemi di sicurezza.

Un aspetto cruciale della crisi economica è rappresentato dalle tasse raccolte da Israele (mukāsa), che invece di essere trasferite all’Autorità palestinese, vengono trattenute. Questo metodo di raccolta impone un totale controllo dell’economia palestinese da parte di Israele, provocando enormi difficoltà all’Autorità, che ha visto aumentare il proprio debito verso la Palestina oltre i 3 miliardi di dollari.

Idris avverte che la mancata trasmissione di fondi necessari per pagare stipendi ai pubblici dipendenti e servizi sociali sta bloccando il sistema: «Senza quei trasferimenti, il sistema si blocca. Questo non riguarda solo il governo, ma colpisce lavoratori, commercianti e consumatori», afferma.

L’Autorità palestinese riscontra l’ulteriore problematica legata al prezzo dell’elettricità, in forte aumento deciso da Smotrich, che ha raddoppiato le tariffe, aggravando ulteriormente le difficoltà economiche della popolazione.

La situazione al confine con Israele complica ulteriormente la vita economica, con i varchi commerciali spesso chiusi e ritardi significativi nel passaggio delle merci. Idris evidenzia che i protocolli di chiusura influiscono in modo diretto sui prezzi, rendendo ancora più difficile la circolazione economica.

Infine, la questione bancaria è un ulteriore fattore di crisi. Tutte le transazioni internazionali devono passare tramite banche israeliane, e Idris sostiene che Smotrich controlla anche questi processi, ritenendo che ciò costituisca un’ulteriore forma di controllo economico sui palestinesi.

1 Comments

  1. È davvero scioccante vedere come la situazione stia peggiorando, sembra quasi impossibile che ci siano persone che continuano a soffrire in questo modo. La storia si ripete, come nel peggiore dei film. Che dire delle promesse di aiuto? Sembra che se ne parlino solo nella nostra Italia, mentre tutto ciò che accade lì passa in secondo piano… triste.

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