Israele conduce operazione in Libano per il recupero dei resti di Ron Arad, 41 morti registrati

08.03.2026 11:35
Israele conduce operazione in Libano per il recupero dei resti di Ron Arad, 41 morti registrati

Operazione di recupero in Libano: 41 morti, fallimento nel rinvenimento del corpo di Ron Arad

Nel corso della notte tra venerdì e sabato, l’esercito israeliano ha avviato un’ampia operazione nella città di Nabi Chit, est del Libano, con l’intento di recuperare i resti del militare Ron Arad, rapito da una milizia sciita 40 anni fa e successivamente deceduto durante la prigionia. Durante l’operazione, sono state uccise 41 persone e numerosi edifici sono stati distrutti dai bombardamenti, mentre il corpo di Arad non è stato recuperato, riporta Attuale.

Israele ha intensificato i bombardamenti su aree del Libano controllate da Hezbollah, costruendo nuove postazioni militari nel sud, vicino al confine tra i due paesi. Questa operazione è stata parte della strategia israeliana di approfittare del conflitto attuale per cercare di rintracciare il corpo di Arad.

L’azione, iniziata appena dopo mezzogiorno di venerdì con un ordine di evacuazione per quattro villaggi nella zona, ha visto gli attacchi aerei procedere in un contesto di violenza notevole. Secondo quanto riportato dalle fonti, mentre gli attacchi aerei continuavano, quattro elicotteri israeliani sono atterrati a Nabi Chit, dando inizio a scontri tra i soldati israeliani, i miliziani di Hezbollah e i residenti locali.

Il comandante delle forze armate libanesi, Rodolphe Haykal, ha rivelato che i soldati israeliani indossavano uniformi simili a quelle delle forze libanesi e usavano veicoli in tutto simili a quelli di Hezbollah. Prima dell’inizio degli scontri, i soldati israeliani sarebbero riusciti a scavare una buca nel cimitero locale, supposto luogo di sepoltura di Arad. Un video di questa buca è stato successivamente diffuso da alcuni media libanesi.

Ron Arad, un navigatore dell’aviazione israeliana, fu catturato nel 1986 dopo un incidente aereo e, malgrado i tentativi di negoziato per la sua liberazione, morì durante la prigionia, si presume tra il 1993 e il 1997. Da allora, Israele ha cercato attivamente di scoprire il luogo in cui il suo corpo è stato sepolto, anche ricorrendo alla detenzione di funzionari di Hezbollah per ottenere informazioni.

Decisivo è stato però il fallimento dell’operazione, riconosciuto anche dal premier israeliano Benjamin Netanyahu, il quale ha sottolineato che l’operazione «per localizzare e liberare» Ron Arad non ha portato ai risultati sperati. Tuttavia, ha riaffermato l’impegno di Israele nel proseguire le missioni riguardanti i prigionieri di guerra e i dispersi.

La moglie di Arad, Tami, ha espresso critiche riguardo all’operazione attraverso un post su Facebook, affermando che la sua famiglia si è opposta più volte ad azioni che potessero mettere a rischio la vita di soldati israeliani nel tentativo di recuperare i resti del marito.

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