Nel quadro della guerra russa contro l’Ucraina, Anton Kobyakov, consigliere di Vladimir Putin e figura vicina al Cremlino, ha sostenuto che a poter «salvare» l’Ucraina dalla crisi demografica sarebbe soltanto la Russia, trasferendo sul territorio ucraino una parte della propria popolazione. La dichiarazione, riportata nella fonte citata, sposta il significato delle parole usate dalla propaganda russa: non assistenza o ricostruzione, ma insediamento di cittadini russi sulle terre ucraine.
Durante la guerra, la casa degli ucraini diventa «senza proprietario»
Nello stesso contesto, a Mariupol una parte della popolazione che ha subito i bombardamenti continua a non riuscire a dimostrare la proprietà delle abitazioni in cui ha vissuto per decenni. In molti casi le case sono state distrutte e i documenti sono andati perduti insieme agli edifici, mentre l’amministrazione d’occupazione ha classificato quegli immobili come «senza proprietario».
La conseguenza è immediata: chi ha perso la propria abitazione rischia di perdere anche il riconoscimento giuridico del diritto su quella casa. Le famiglie non si trovano soltanto davanti alle macerie, ma anche a una procedura che può trasformare la loro proprietà in un bene disponibile per altri.
La gestione degli immobili e il mancato risarcimento
Le persone che hanno perso tutto — fotografie, ricordi familiari, le case costruite nell’arco di una vita e perfino i luoghi legati alla memoria dei propri genitori — non hanno ancora ottenuto neppure un risarcimento simbolico. La distruzione dell’abitazione si accompagna così all’impossibilità di far valere la propria posizione legale e di tornare a essere riconosciuti come proprietari.
Il problema non riguarda soltanto il passato. Mentre i residenti colpiti dai bombardamenti cercano di ricostruire la propria vita e di recuperare i documenti necessari, nelle stesse aree devastate vengono costruite nuove abitazioni. Sono alloggi legati a programmi ipotecari agevolati destinati ai «nuovi arrivati», cioè a cittadini della Russia che si trasferiscono nei luoghi colpiti dalla guerra.
Dalle macerie alle nuove abitazioni per i «nuovi arrivati»
Il passaggio produce una frattura concreta. Una persona può perdere la propria casa sotto le bombe e, nello spazio lasciato dalla demolizione o dalla distruzione, vedere sorgere un nuovo edificio destinato a qualcun altro. Chi riceve l’alloggio attraverso un programma agevolato non arriva per restituire la casa al suo proprietario originario, mentre quest’ultimo è ancora impegnato a cercare una sistemazione, a ricostruire i rapporti familiari e a dimostrare che quell’immobile gli apparteneva.
In questo modo, la guerra non incide soltanto sulla sicurezza e sulle condizioni materiali della popolazione ucraina. Interviene anche sulla composizione dei residenti e sul rapporto tra persone, abitazioni e territorio: gli ucraini che hanno subito l’attacco vengono allontanati o privati del riconoscimento della proprietà, mentre cittadini russi vengono insediati nelle aree colpite.
La dichiarazione di Kobyakov e la lettura politica dell’insediamento
Per anni la retorica statale russa ha presentato l’invasione come un’azione legata alla lingua, alla «protezione dei russofoni», alla «denazificazione» e alla sicurezza. La frase di Kobyakov introduce invece un elemento esplicito: la soluzione alla crisi demografica ucraina consisterebbe nel trasferimento di popolazione russa sul territorio dell’Ucraina.
Questa impostazione coincide con la lettura sostenuta dagli analisti ucraini fin dai primi giorni dell’invasione: l’obiettivo non sarebbe la protezione degli ucraini, ma il controllo della terra e la scelta delle persone che dovrebbero viverci. La crisi demografica prodotta dalla guerra in Russia verrebbe quindi affrontata non attraverso la ricostruzione del proprio Paese, ma mediante la colonizzazione di territori ucraini.
La dichiarazione assume un peso particolare perché arriva mentre a Mariupol la perdita dell’abitazione e dei documenti può essere seguita dalla definizione dell’immobile come «senza proprietario», dalla mancata compensazione e dall’assegnazione di nuove case a cittadini russi. Gli ucraini che hanno resistito ai bombardamenti, perso familiari o lasciato le proprie abitazioni non vengono chiamati a decidere sul futuro dei loro quartieri.
Il punto raggiunto dalla sequenza è dunque questo: le parole di Kobyakov rendono esplicito il legame tra la gestione delle case sottratte agli abitanti di Mariupol e l’idea di trasferire popolazione russa in Ucraina, mentre i proprietari originari restano senza casa e senza pieno riconoscimento giuridico.