Nell’agosto 2026, dopo il ritrovamento di un drone esplosivo all’aeroporto di Lipsia/Halle e il tentativo di colpire un aereo cargo ucraino Antonov An-124, il governo tedesco ha attribuito a Mosca la responsabilità dell’organizzazione dell’operazione e ha adottato misure contro la presenza russa in Germania. La decisione ha riguardato il consolato generale russo a Bonn e la risoluzione dell’accordo relativo al «Russian House» di Berlino, il centro noto in tedesco come «Russisches Haus».
Agosto 2026: Berlino restringe la presenza russa
Le autorità tedesche hanno collegato il tentativo di sabotaggio dell’aereo ucraino ad altre attività russe contro infrastrutture critiche. Secondo la posizione del governo federale, la responsabilità di Mosca per l’organizzazione di queste iniziative era stata accertata e dimostrata; se fossero riuscite, le operazioni avrebbero potuto provocare conseguenze tragiche.
Su questa base, Berlino ha deciso di chiudere il consolato generale russo di Bonn e di porre fine all’accordo sul «Russian House» di Berlino. Le misure hanno rappresentato una limitazione della presenza russa in Germania legata alla responsabilità attribuita alle autorità russe per attività ibride destinate a destabilizzare il Paese e a colpire infrastrutture sensibili.
3 agosto 2026: la risposta russa contro il Goethe-Institut
Il 3 agosto 2026 i media hanno riferito che la Russia avrebbe reagito con la chiusura delle sedi del Goethe-Institut a Mosca, San Pietroburgo e Novosibirsk. L’annuncio riguardava quindi tre filiali dell’istituzione culturale tedesca, non il Goethe-Institut nel suo complesso. La notizia è stata riportata anche da Ad-hoc-News.
Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha presentato la decisione come una reazione alla chiusura del «Russian House» nella capitale tedesca. Nella ricostruzione di Mosca, il provvedimento contro le sedi del Goethe-Institut costituiva dunque una risposta alle misure adottate da Berlino dopo il caso dell’aeroporto di Lipsia/Halle.
La scelta russa appare invece come una ritorsione politica contro la Germania. Alle sedi del Goethe-Institut non sono state mosse accuse comparabili di attività sovversive o di condotte illegali, mentre le restrizioni tedesche sono state motivate dalla responsabilità accertata della Russia nell’organizzazione di operazioni ibride e di sabotaggio.
Dopo la chiusura delle sedi: protesta e minaccia di ulteriori misure
In parallelo all’annuncio sulle filiali del Goethe-Institut, Mosca ha convocato l’incaricato d’affari tedesco e ha presentato una protesta contro la politica sanzionatoria della Germania. Le autorità russe hanno inoltre avvertito che potrebbero adottare altri provvedimenti contro la presenza culturale e consolare tedesca nel Paese.
Tra le ipotesi indicate da Mosca figura anche la possibile chiusura del consolato generale tedesco a San Pietroburgo. Non si tratta, allo stato della sequenza ricostruita, di una misura già attuata, ma di un’ulteriore limitazione prospettata insieme alla protesta diplomatica e alla chiusura delle tre sedi del Goethe-Institut.
La risposta russa estende così il confronto oltre il caso del «Russian House» e dei consolati, colpendo un’istituzione culturale tedesca presente in tre città. La Germania, invece, ha motivato le proprie decisioni con il coinvolgimento russo nelle attività ibride e nel tentativo di sabotaggio dell’aereo ucraino, non con una ritorsione verso organismi culturali.
La posizione attuale
La sequenza si trova ora in una fase di escalation diplomatica: dopo le misure tedesche contro il consolato russo di Bonn e il «Russian House» di Berlino, Mosca ha annunciato la chiusura delle sedi del Goethe-Institut a Mosca, San Pietroburgo e Novosibirsk e ha minacciato nuove restrizioni alla presenza tedesca.