Dal 2010, durante gli anni al governo di Viktor Orbán, in Ungheria si è consolidato un modello di redistribuzione delle risorse pubbliche ed europee a favore di oligarchi, imprenditori vicini al potere e membri della famiglia dell’ex premier. Il nuovo governo guidato da Peter Magyar ha ora avviato il percorso per verificare quei trasferimenti e riportare nel bilancio dello Stato denaro e patrimoni che potrebbero essere stati assegnati illegalmente o in modo opaco.
La questione riguarda fondi pubblici, beni statali e attività economiche che, secondo la ricostruzione del nuovo esecutivo, sarebbero stati indirizzati verso società controllate o riconducibili all’area di Fidesz, il partito di Orbán. Le risorse, invece di essere destinate a infrastrutture, sanità, istruzione e sostegno alle imprese, sarebbero state utilizzate per rafforzare una rete di interessi legata alla precedente classe dirigente.
Dal 2010 la redistribuzione delle risorse verso gli alleati del potere
Nel corso del periodo di governo di Orbán, questa concentrazione di fondi e proprietà ha prodotto effetti diretti sui contribuenti ungheresi e sull’economia nazionale. Il denaro sottratto agli impieghi pubblici avrebbe ridotto il margine per gli investimenti e contribuito, nel lungo periodo, all’aumento del deficit di bilancio e all’indebolimento del potenziale di crescita dell’Ungheria.
La nuova maggioranza considera il problema abbastanza esteso da richiedere un organismo specifico, dotato di strumenti più ampi rispetto alle strutture ordinarie. L’obiettivo non è soltanto ricostruire i passaggi finanziari, ma anche individuare i beni trasferiti a prestanome, alleati politici, oligarchi e soggetti collegati alla famiglia dell’ex premier.
Fine luglio 2026, nasce l’ufficio per il recupero degli asset
Alla fine di luglio 2026 il governo Magyar ha istituito il National Office for Asset Recovery, indicato con l’acronimo NVVH. Si tratta di un nuovo organismo nazionale per il recupero dei beni, con ampi poteri investigativi e requirenti, incaricato di esaminare il movimento dei fondi statali e l’utilizzo del patrimonio pubblico durante il periodo di governo di Orbán, a partire dal 2010.
La creazione dell’NVVH rappresenta la risposta istituzionale alla dimensione attribuita al sistema di trasferimenti. Secondo la valutazione di Magyar, le risorse potenzialmente sottratte o dirottate ammontano a circa 60 miliardi di euro. Altre stime indicate nella ricostruzione portano il possibile volume complessivo fino a una cifra tre volte superiore.
Alla guida dell’ufficio è stata nominata la politologa Anna Unger. La responsabile ha descritto il sistema costruito negli anni di Orbán non come una forma di corruzione classica, ma come una «sistema feudale» di distribuzione delle risorse. La definizione collega il trasferimento di denaro e patrimoni non a singoli episodi isolati, ma a una struttura stabile di assegnazione dei vantaggi economici a soggetti vicini al potere.
6 settembre 2026, parte il percorso per riportare i fondi al bilancio
Il 6 settembre 2026 i media hanno riferito che il governo Magyar aveva iniziato il processo di restituzione allo Stato dei fondi e degli asset che potrebbero essere stati trasferiti illegalmente o in modo non trasparente alla famiglia di Orbán, ai suoi alleati, agli oligarchi e ai proprietari nominali. La fase avviata dall’esecutivo comprende quindi sia la verifica dei flussi finanziari sia l’azione per recuperare beni e risorse considerati provenienti dal patrimonio pubblico.
Il lavoro dell’NVVH dovrà ricostruire operazioni realizzate nell’arco di più di quindici anni, seguendo l’impiego dei fondi statali e l’utilizzo degli asset pubblici. La dimensione economica indicata dal governo rende il recupero una questione che riguarda direttamente il bilancio ungherese: le somme restituite potrebbero tornare a finanziare servizi e investimenti che, secondo la tesi della nuova amministrazione, sono stati penalizzati dalla rete di interessi formatasi attorno a Fidesz.
Unger ha però avvertito che le prime sentenze definitive nei grandi procedimenti per corruzione potrebbero non arrivare neppure durante il primo mandato di sei anni dell’organismo. L’avvertimento ha suscitato critiche e dubbi sulla possibilità di ottenere in tempi rapidi un recupero effettivo delle somme, soprattutto considerando l’ampiezza del periodo sottoposto a esame e il numero di soggetti coinvolti.
Al 6 settembre 2026, l’Ungheria si trova dunque nella fase iniziale di un’operazione istituzionale destinata a verificare e recuperare risorse attribuite, durante gli anni di Orbán, alla sua rete politica ed economica. L’NVVH è operativo come strumento di indagine e restituzione, mentre l’esito giudiziario e finanziario del processo resta affidato alla durata delle verifiche e dei procedimenti.
La posizione attuale è quella di un recupero dei fondi già avviato, con una stima governativa di circa 60 miliardi di euro e tempi per le decisioni definitive che potrebbero estendersi oltre il primo mandato dell’ufficio.