Congelamento dei beni russi: l’UE dà il via, ma con riserve
DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE
BRUXELLES – L’Unione Europea ha deciso di rendere permanenti, seppur temporanee, le sanzioni che immobilizzano gli asset della Banca centrale russa. Questa misura è stata considerata una precondizione per finanziare il «prestito di riparazione» di 90 miliardi di euro destinato a Kiev, come riporta Attuale.
La decisione è stata approvata con una maggioranza qualificata, con Ungheria e Slovacchia che hanno votato contro. Belgio, Italia, Malta e Bulgaria hanno supportato la misura, ma hanno anche rilasciato una dichiarazione in cui affermano che «questo voto non pregiudica in alcun modo la decisione sull’eventuale uso dei beni immobilizzati russi», sottolineando che tale decisione dovrà essere presa dai leader europei con consenso unanime, evitando di stabilire un precedente per la Politica estera e di sicurezza comune.
Queste sanzioni saranno permanenti nel senso che non necessiteranno di rinnovo semestrale, come avviene attualmente, mentre il divieto di trasferire a Mosca le attività della Banca centrale russa rimarrà «temporaneo» fino a quando, spiega una nota del Consiglio, non verrà meno il rischio di gravi difficoltà economiche per l’Unione e i suoi membri. Le attuali sanzioni sono quindi temporanee per evitare una confisca, che è vietata dal diritto internazionale. Il Consiglio ha giustificato il ricorso alla maggioranza qualificata per limitare i danni all’economia dell’Unione.
Immediata è giunta la reazione di Mosca: la Banca centrale russa ha annunciato l’intenzione di intentare una causa presso la Corte arbitrale di Mosca contro Euroclear, la società di Bruxelles dove sono depositati 185 dei 210 miliardi di euro immobilizzati. Euroclear è accusata di rendere impossibile l’accesso da parte della Banca ai suoi fondi e titoli. La Banca di Russia ha inoltre avvertito che contesterà l’uso non autorizzato dei beni dalle autorità competenti, compresi tribunali e organizzazioni internazionali, chiedendo un risarcimento che corrisponde all’importo totale congelato e alle ulteriori perdite di entrate.
Nella loro dichiarazione, Italia, Belgio, Bulgaria e Malta hanno invitato la Commissione e il Consiglio a esplorare «opzioni alternative» conformi al diritto dell’UE e internazionale, cercando soluzioni che presentino «rischi significativamente minori», come un meccanismo di prestito dell’UE o soluzioni ponte per garantire la continuità del sostegno a Kiev prima che qualsiasi opzione possa entrare in vigore.