Trump accoglie l’aiuto europeo per lo sminamento dello Stretto di Hormuz
DALLA NOSTRA INVIATA
WASHINGTON – Dopo l’intervista con il Corriere di venerdì, nella quale il presidente Trump aveva affermato che i Paesi europei «possono essere molto d’aiuto dopo» l’accordo con l’Iran, un alto funzionario dell’amministrazione Trump ha detto in un briefing con i giornalisti che la Casa Bianca accoglie con favore l’aiuto degli alleati per lo sminamento dello Stretto di Hormuz: «C’è molto che i Paesi europei hanno detto che possono fare una volta che l’accordo procede. L’Iran aprirà lo Stretto di Hormuz, questo è un requisito. Sarà aperto senza pedaggi. Al contempo noi rimuoveremo il nostro blocco navale. Parte della fase successiva sarà lo sminamento dello Stretto. È qualcosa che possiamo fare, ne abbiamo le potenzialità, ma ci sono anche grandi capacità in diversi dei Paesi del G7 che hanno proposto di metterle insieme. C’è una coalizione di cui hanno parlato Regno Unito e Francia, hanno diverse navi già in mare, alcune vicine, e quindi quando lo Stretto si apre, saremo molto coinvolti nello sminamento e nella misura in cui questi sette Paesi possono partecipare, questo sarà utile per riportare le cose alla normalità il più rapidamente possibile», riporta Attuale.
Il presidente Trump arriverà lunedì pomeriggio a Evian in Francia per il summit del G7 che si terrà dal 15 al 18 giugno. Ripartirà per Washington dopo una cena a Versailles mercoledì sera. I temi del summit, per la Casa Bianca, includono: crescita economica, resilienza di catene di approvvigionamento, immigrazione illegale, intelligenza artificiale (Trump promuoverà l’adozione di tecnologie americane con la partecipazione anche di amministratori delegati francesi del settore). Si pone l’accento sulle partnership per gli investimenti come motore di crescita economica.
Il primo bilaterale, all’arrivo, sarà con il presidente francese e «padrone di casa» Emmanuel Macron. Nei due giorni successivi ci saranno bilaterali con l’emiro del Qatar e il presidente degli Emirati (martedì), e con il presidente egiziano Al Sisi e il primo ministro indiano Modi (mercoledì). Si era tentato di fissarne uno con l’Arabia Saudita, ma «non è stato possibile per ragioni logistiche». Con i leader mediorientali e del G7 è previsto anche un pranzo di lavoro martedì. L’alto funzionario ha spiegato che in quei bilaterali si parlerà di Iran, Gaza, Libano e degli Accordi di Abramo, che Trump vorrebbe estendere ad altri Paesi della regione. Con Modi, Trump discuterà di un accordo commerciale ancora non raggiunto; non c’è l’aspettativa che venga firmato al G7, ma l’alto funzionario statunitense parla di «alcune settimane».
Non ci sono bilaterali in programma con Giorgia Meloni né con Vladimir Zelensky, anche se non è escluso che Trump si soffermi ai margini con entrambi. Ad una domanda sulle interazioni personali attese tra i leader, considerando i recenti scontri verbali di Trump con alcuni europei, l’alto funzionario ha replicato che il presidente «è sempre schietto con i suoi colleghi di altri Paesi. Per decenni abbiamo avuto questioni non solo di politica estera ma anche sul commercio e l’economia, e il modo in cui le affrontiamo in questa amministrazione è cercando di risolvere problemi persistenti. Non abbiamo paura di avere conversazioni difficili. Sappiamo che questo attira molta attenzione mediatica. Alle persone piace concentrarsi su cose che sono state dette, o presumibilmente dette, ma la realtà è che quando vai agli incontri a porte chiuse abbiamo conversazioni molto dirette».
Sul commercio ha aggiunto: «Abbiamo visto grande movimento nell’ultimo anno e mezzo, non perché i paesi pensino che sia la cosa giusta da fare, ma perché sanno che l’accesso libero agli Stati Uniti è finito e tutti devono condividere il carico, che si tratti di sicurezza nazionale e politica estera o di far funzionare l’economia e fornire agli Stati Uniti accesso al proprio mercato». Un altro funzionario durante il briefing ha aggiunto che i francesi hanno molto intelligentemente e appropriatamente inserito gli squilibri commerciali come parte dell’agenda del G7: «Abbiamo anche recentemente avuto una telefonata del G7+ su questo tema. Il sistema globale commerciale è totalmente sbilanciato con ampi surplus di paesi come la Cina ma anche l’Unione Europea».
Con Zelensky, Trump si vedrà anche in una sessione di lavoro insieme agli altri leader, martedì mattina. L’Ucraina non è menzionata tra le priorità del summit evidenziate dalla Casa Bianca. «Vogliamo che la guerra finisca al più presto, è una delle priorità principali del presidente – ha detto l’alto funzionario dell’amministrazione statunitense – …l’unica persona sulla terra che può avvicinare le due parti e cercare di negoziare la fine della guerra è il presidente Trump, quindi è qualcosa in cui siamo stati coinvolti dall’inizio. Ma a volte non c’è una soluzione immediata a un problema, è così da 16 mesi, ma continuiamo a lavorarci».
Il funzionario ha inoltre definito esagerata e «isterica» la copertura mediatica sulla preoccupazione europea per la riduzione di navi e caccia americani in Europa o sul ritiro dal continente. «Quando parliamo privatamente con i paesi in Europa, tutti capiscono che lo spostamento del peso della difesa in Europa è una priorità, non solo per gli Stati Uniti, ma per tutti i paesi d’Europa. Questo è un mondo grande e complesso, con molte sfide. Gli Stati Uniti non possono essere alla guida in ogni singola regione del mondo… La ragione per cui l’Europa sta investendo nella sua difesa è che abbiamo alleati forti che possono occuparsi delle necessità di difesa europee nella Nato, permettendoci di concentrarci su altre parti del mondo: è molto ben coordinato… non è come viene istericamente rappresentato sulla stampa».