La COP30 si conclude senza impegni chiari sulla riduzione dei combustibili fossili

22.11.2025 20:25
La COP30 si conclude senza impegni chiari sulla riduzione dei combustibili fossili

Fine della COP30: senza progressi significativi sulla transizione dai combustibili fossili

La COP30 si è conclusa a Belém, in Brasile, con scarsi risultati in merito all’eliminazione graduale dei combustibili fossili, uno degli obiettivi principali della Conferenza delle Nazioni Unite sul clima sostenuto da numerosi paesi. Nel documento finale, i 194 paesi partecipanti si sono impegnati a velocizzare la transizione energetica e a triplicare i fondi per i paesi più vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico, senza però stabilire un piano concreto per abbandonare i combustibili fossili, principali responsabili delle emissioni inquinanti e del riscaldamento globale, riporta Attuale.

Due anni fa, alla COP28 di Dubai, era stata condivisa l’urgenza di eliminare i combustibili fossili e di raggiungere le zero emissioni nette entro il 2050; tuttavia, il documento finale non ha delineato i metodi e le tempistiche per attuare questa transizione. La COP29 dello scorso anno a Baku ha rappresentato un ulteriore passo indietro.

Alla COP30, almeno 83 paesi, prevalentemente da Europa, Africa e America Latina, avevano richiesto l’inclusione di un piano per l’eliminazione graduale dei combustibili fossili nel documento finale. Se fosse stato accettato, un forum dedicato avrebbe avuto il compito di delineare strategie nei prossimi anni e nelle prossime conferenze sul clima. Tuttavia, la pressione esercitata dai paesi produttori di petrolio, come gli Emirati Arabi Uniti, ha impedito progressi sostanziali.

Il testo conclusivo della COP30 ha ricordato gli obiettivi fissati dall’accordo di Parigi del 2015, volto a mantenere l’aumento della temperatura globale entro 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali. Nonostante ciò, esperti e scienziati avvertono che tali obiettivi sono distanti dall’essere raggiunti, come riconosciuto in alcune formulazioni del documento.

Inoltre, non è stato presentato un piano concreto per affrontare la deforestazione, deludendo le aspettative degli attivisti, soprattutto in un contesto come quello dell’Amazzonia, fortemente colpita da questo fenomeno. L’accordo ha ribadito soltanto gli impegni assunti durante la COP26 del 2021 a Glasgow, dove fu promesso un fondo di 12 miliardi di dollari per fermare la deforestazione.

Uno dei pochi successi della Conferenza è rappresentato dall’accordo di triplicare i finanziamenti per i paesi più vulnerabili ai cambiamenti climatici, garantendo loro 120 miliardi di dollari annui, in un contesto previsto di 300 miliardi provenienti dai paesi più ricchi. Tuttavia, tali fondi non saranno disponibili prima del 2035, nonostante le richieste di accelerare il supporto entro il 2030.

Il commissario europeo per il clima, Wopke Hoekstra, ha riconosciuto che l’Europa puntava a risultati più ambiziosi, ma ha sostenuto l’accordo per il suo impegno in una direzione positiva. Anche il presidente della COP, il brasiliano André Corrêa do Lago, ha ammesso che le aspettative erano superiori, promettendo di continuare a lavorare su piani per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e fermare la deforestazione.

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