La crisi energetica in Europa: la crescente “distruzione della domanda” a causa della guerra in Medio Oriente
Gli operatori del mercato del petrolio e gli analisti parlano sempre più di «distruzione della domanda» in Europa, a causa della guerra in Medio Oriente e del blocco dello Stretto di Hormuz, riporta Attuale.
Per “distruzione della domanda” si intende che non c’è più abbastanza petrolio per tutti e che qualcuno deve smettere di utilizzarlo. Le misure adottate fino ad ora, come il ricorso alle riserve di emergenza e le sovvenzioni governative, sono ormai superate e insufficienti dopo quasi due mesi di crisi nel Golfo Persico. Un minor carburante disponibile porta a un calo dei consumi, meno mobilità e una diminuzione dell’attività economica, fenomeno già osservato in alcuni settori dell’economia europea.
Un esempio lampante è il trasporto aereo. La compagnia aerea tedesca Lufthansa ha annunciato la cancellazione di oltre 20mila voli a corto raggio tra maggio e ottobre per risparmiare cherosene, il cui prezzo è quasi raddoppiato a causa del blocco di Hormuz.
Alcune rotte saranno sospese per almeno sei mesi. Un volo Lufthansa tra Monaco e Francoforte, ad esempio, non sarà più disponibile. Questo rappresenta un caso di distruzione della domanda, poiché non ci saranno più biglietti disponibili per soddisfare la richiesta.
Il dibattito sulla distruzione della domanda si intensifica ora perché gli effetti della guerra stanno raggiungendo l’Europa con un certo ritardo, a causa dei tempi relativamente lenti del mercato energetico. Il petrolio attualmente consumato è stato estratto prima del blocco dello Stretto di Hormuz o proviene da scorte accumulate in precedenza.
Le petroliere necessitano di diverse settimane per consegnare il loro carico, facendo sembrare che l’Europa stia vivendo ancora in un contesto pre-bellico. Tuttavia, questa fase sta per terminare.
Rimanendo nel settore aereo, che funge da esempio per altri settori, circa il 41% del cherosene utilizzato dalle compagnie aeree europee transitava attraverso lo Stretto di Hormuz. Se questa quantità non verrà reperita altrove, non ci sarà abbastanza carburante per mantenere il livello attuale di voli.
Il 16 aprile, Fatih Birol, capo dell’Agenzia internazionale dell’energia, ha dichiarato che l’Europa ha scorte di cherosene disponibili per circa sei settimane, fino alla fine di maggio.
Lo stesso giorno, Benedict George, esperto di materie prime per Argus Media, ha affermato che «Il segnale d’allarme arriverà se le compagnie aeree europee inizieranno a ridurre i programmi di volo per i prossimi mesi», e questo è già accaduto.
Il concetto di distruzione della domanda è sempre più presente nelle analisi. Il 17 aprile, una nota del Oil Flash Note di JP Morgan intitolava: «Comincia la distruzione della domanda di greggio in Europa». Il 21 aprile, Bloomberg segnalava che «la distruzione della domanda causata dalla guerra con l’Iran è destinata ad aumentare, un segnale che l’impatto economico completo del conflitto potrebbe non essersi ancora manifestato».
I governi europei, al momento, stanno cercando di sostenere la domanda invece di distruggerla, anche a costo di un aumento della spesa pubblica. The Economist sottolinea che «finora l’Europa ha evitato la distruzione della domanda. I governi lavorano intensamente per preservare il potere d’acquisto delle persone. Dei 27 paesi dell’Unione Europea, 16 stanno utilizzando fondi pubblici o riducendo le tasse sui carburanti per proteggere i consumatori dall’aumento dei prezzi».
In Italia, il 18 marzo, il governo di Giorgia Meloni ha introdotto una riduzione temporanea delle accise sui carburanti, inizialmente prevista per 20 giorni e poi prorogata fino al 1° maggio.
In Germania, il cancelliere Friedrich Merz ha annunciato un taglio di circa 17 centesimi al litro sulle tasse di benzina e diesel per due mesi, con l’obiettivo di contenere i prezzi.
Il 22 aprile, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha presentato un pacchetto di misure di emergenza denominato Accelerate EU, che sarà discusso nei prossimi giorni, destinato a sostenere le famiglie più vulnerabili e le industrie ad alto consumo energetico.