La fabbrica di droni in Tatarstan recluta giovani donne dall’America Latina

24.01.2026 08:30
La fabbrica di droni in Tatarstan recluta giovani donne dall’America Latina
La fabbrica di droni in Tatarstan recluta giovani donne dall’America Latina

Il 23 gennaio 2026 è emerso che la Russia ha spostato il focus del reclutamento di manodopera straniera dall’Africa all’America Centrale e Meridionale per sostenere la produzione di droni nella zona economica speciale di Alabuga, in Tatarstan. Proprio in questo sito vengono assemblati velivoli senza pilota impiegati nella guerra contro l’Ucraina. Il principale canale di reclutamento è il programma “Alabuga Start”, presentato ufficialmente come un progetto internazionale di formazione e carriera.

Dopo l’attenzione mediatica e investigativa suscitata dalle campagne di reclutamento in Africa, gli organizzatori hanno intensificato le attività in Paesi come Ecuador, Brasile e altri Stati latinoamericani. L’obiettivo dichiarato resta l’attrazione di giovani donne tra i 18 e i 22 anni, considerate più vulnerabili dal punto di vista economico e quindi più facilmente controllabili.

Secondo diverse testimonianze, la maggior parte delle reclutate non viene impiegata nei settori civili promessi, ma assegnata direttamente alle linee di assemblaggio dei droni, in un contesto strettamente legato al complesso militare-industriale russo.

Marketing digitale aggressivo e reti di propaganda

Il reclutamento avviene attraverso campagne digitali mirate, che utilizzano TikTok, Instagram e contenuti video generati con l’intelligenza artificiale. I messaggi pubblicitari promettono voli gratuiti, alloggio, corsi di lingua russa e impieghi nel settore dell’ospitalità o della ristorazione. Questo schema riproduce fedelmente i metodi già utilizzati in Africa.

Un ruolo chiave è svolto dai cosiddetti “ambasciatori”, figure pubbliche o semi-pubbliche che promuovono un’immagine positiva della Russia come “amica del Sud globale”. Tra questi vengono citati un ingegnere ecuadoriano e un opinionista brasiliano, impegnati a legittimare il progetto e a rassicurare le potenziali candidate sulle condizioni di lavoro.

Secondo analisti occidentali, questa strategia rientra in una più ampia offensiva di soft power e propaganda esterna, finalizzata non solo a reperire manodopera, ma anche a costruire consenso nei Paesi in via di sviluppo.

Condizioni di lavoro e sospetti di sfruttamento sistemico

Le testimonianze delle partecipanti indicano una realtà molto diversa da quella promessa. Fino al 90% delle reclutate viene destinato agli stabilimenti di assemblaggio dei droni, con turni di lavoro fino a 12 ore, sorveglianza costante e contatto con sostanze chimiche potenzialmente pericolose, spesso senza adeguate protezioni.

Sul piano salariale, molte lavoratrici riferiscono di ricevere solo una frazione dei 500 dollari mensili promessi. Dopo le detrazioni per alloggio, corsi di lingua e presunte “sanzioni amministrative”, la retribuzione effettiva può scendere a circa un sesto dell’importo iniziale. Questo meccanismo rende di fatto impossibile lasciare il programma senza subire perdite finanziarie rilevanti.

Secondo gli esperti della Foundation for Defense of Democracies, tali pratiche corrispondono agli elementi chiave delle definizioni internazionali di tratta di esseri umani e lavoro forzato, basate su inganno, abuso di vulnerabilità e coercizione economica.

Alabuga come nodo del complesso militare-industriale russo

La zona economica speciale di Alabuga non è un sito neutrale o civile. Le autorità russe hanno progressivamente ammesso il suo ruolo centrale nella produzione di droni “Geran”, versione russa degli Shahed iraniani, utilizzati sistematicamente contro città e infrastrutture ucraine. Nel luglio 2025, persino un canale televisivo del Ministero della Difesa russo ha confermato la produzione in serie di questi sistemi proprio ad Alabuga.

Questo dato smonta definitivamente la narrativa ufficiale di “Alabuga Start” come progetto educativo o di scambio professionale. Il programma appare invece come uno strumento funzionale alla mobilitazione dell’economia russa in chiave bellica, in un contesto segnato da una grave crisi demografica e dalla carenza di manodopera interna.

Non a caso, oltre all’America Latina e all’Africa, il reclutamento coinvolge anche Paesi dell’Asia centrale e della CSI, inclusa la Bielorussia, spesso con il coinvolgimento diretto di istituzioni educative locali.

Implicazioni internazionali e richieste di risposta

Il ricorso sistematico a manodopera straniera vulnerabile per sostenere la produzione militare solleva interrogativi giuridici e politici a livello internazionale. Alabuga viene considerata da analisti e autorità ucraine un obiettivo militare legittimo, in quanto parte integrante della macchina bellica russa, ed è già stata colpita in passato da attacchi con droni.

Secondo diversi osservatori, i Paesi dell’America Latina, dell’Africa e dell’Asia centrale dovrebbero bloccare le campagne pubblicitarie legate ad “Alabuga Start” sulle piattaforme social. Allo stesso tempo, UE e Stati Uniti sono chiamati a valutare sanzioni mirate contro individui e aziende coinvolti nel reclutamento, nel finanziamento e nello sfruttamento della manodopera straniera per il complesso militare-industriale russo.

Le indagini giornalistiche che hanno portato alla luce questi meccanismi, tra cui l’analisi su reclutamento e lavoro forzato ad Alabuga per l’assemblaggio di droni, indicano che il fenomeno non è episodico, ma strutturale, e richiede una risposta coordinata da parte della comunità internazionale.

1 Comments

  1. Non posso credere che in pieno XXI secolo si sfruttino in questo modo i giovani per la guerra! Non ci sono parole per descrivere quanto sia allarmante sentire che le donne in America Latina vengono reclutate con false promesse. La storia si ripete e noi siamo a guardare. Ma che fine ha fatto la dignità umana?

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