La fragilità della giustizia nel caso Garlasco: assente il movente dell’omicidio di Chiara Poggi

17.01.2026 12:05
La fragilità della giustizia nel caso Garlasco: assente il movente dell'omicidio di Chiara Poggi

Il caso Garlasco riaccende il dibattito sul processo mediatico

Roma, 17 gennaio 2026 – Con il ritorno del caso Garlasco è riemersa la fallacità del processo mediatico: una scorciatoia rassicurante che conduce dritta alla prova scientifica, elevata a oracolo infallibile. Dna, tracce biologiche, aplotipi, tabulati, algoritmi. Tutto ciò che appare oggettivo e allo stesso tempo consente di evitare la domanda più difficile, più scomoda, più umana: perché? Ogni indagine per omicidio nasce per rispondere a una domanda fondamentale: chi è stato? Ma il crimine non è un esercizio di laboratorio. È, prima di tutto, un fatto umano. Senza la comprensione del movente, del contesto e delle relazioni, resta mutilato. Nel racconto mediatico, invece, il movente è un dettaglio fastidioso, riporta Attuale.

Nella nuova rilettura del delitto di Garlasco si persegue Andrea Sempio senza interrogarsi su quale potesse essere il trigger capace di spingerlo a uccidere Chiara Poggi. Nessuna vera analisi delle relazioni se non il riferimento a un rapporto di conoscenza in quanto “sorella di Marco Poggi”. Poi c’è il dato biologico riemerso dopo 18 anni, un aplotipo Y che, per l’investigazione tradizionale, è muto.

Parla solo se inserito in una cornice relazionale che, ad oggi, non esiste. Basta ricordare che sui margini ungueali di Chiara non c’era il Dna di Alberto Stasi, condannato in via definitiva. Secondo la nuova relazione dei consulenti della famiglia Poggi, però, Stasi avrebbe avuto un movente concreto: la scoperta, da parte della fidanzata, di file pornografici sul suo computer. Un elemento che Reale, Bassetti e Falleti hanno giustamente incrociato con i minuti in cui Stasi si sarebbe allontanato dall’abitazione il 12 agosto, dimostrando che la scienza conta, ma che senza contestualizzazione non basta.

Perché è vero che oggi l’indagine vede al centro Sempio, ma non va dimenticato che si procede per concorso con Alberto Stasi o con ignoti. Dunque, finché continueremo a cercare la traccia perfetta invece del contesto, continueremo a raccontare storie monche. E una giustizia costruita su narrazioni incomplete resta fragile.

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