La frode del tè scozzese rivelata

26.06.2025 11:56
La frode del tè scozzese rivelata

La truffa del tè scozzese: la storia di Thomas Robinson

Un marchio di tè scozzese di prestigio racconta una storia che ha attratto l’attenzione del pubblico britannico, in un paese dove il tè è parte integrante della cultura locale, con circa 100 milioni di tazze consumate quotidianamente da una popolazione di 67 milioni di persone. Eppure, l’idea di produrre tè in Scozia, un luogo dall clima troppo rigido per questa coltivazione, non era altro che una mossa pubblicitaria ingannevole, riporta Attuale.

Recentemente, l’imprenditore che ha messo in piedi questa truffa, Thomas Robinson, è stato condannato a tre anni e mezzo di reclusione dopo essere stato trovato colpevole di frode per un ammontare di 650 mila euro. Tra il 2014 e il 2019, Robinson è riuscito a vendere il tè della sua The Wee Tea Plantation a lussuosi hotel di Londra e Edimburgo, oltre che alla famosa catena Fortnum & Mason, specializzata in articoli di alta classe. Durante il processo, è emerso che Robinson riforniva i clienti con tè acquistato all’estero, spacciandolo per pregiato prodotto scozzese. I dettagli della frode sono stati oggetto di attenzione anche da parte del Wall Street Journal.

Robinson aveva fondato la sua attività in una fattoria del Perthshire, nella regione montuosa delle Highlands scozzesi. Era abile nel promuovere la sua impresa, asserendo di aver sviluppato un metodo innovativo per coltivare tè e paventando una serie di premi e qualifiche mai ottenute. Prima che la verità venisse a galla, la storia del tè made in Scotland aveva già guadagnato rilevanza sui media britannici, ricevendo anche una notevole attenzione durante il processo e la sentenza.

Nel corso degli anni, Robinson arrivò a vantarsi che il suo tè fosse addirittura «il preferito della Regina», presentandosi con un «CV di un visionario». Tuttavia, i suoi racconti si sono rivelati infondati, incluse affermazioni riguardanti la sua ricchezza e il suo servizio nell’esercito britannico e nella pubblica amministrazione degli Stati Uniti sotto la presidenza di Barack Obama.

Le indagini hanno preso avvio nel 2017, quando le autorità locali di Perth and Kinross hanno avviato controlli sulla conformità della sua azienda. Robinson, però, risultava praticamente irreperibile. Le indagini sono state assegnate a Ron McNaughton della Food Standards Scotland (FSS), un’ex autorità di polizia che subito ha messo in dubbio la possibilità di coltivare tè in Scozia.

Le prove hanno confermato che il tè venduto da Robinson proveniva da numerosi paesi, tra cui Sri Lanka, Malawi e Cina, e veniva inviato a un indirizzo a Glasgow, dove veniva impacchettato e commercializzato con il proprio marchio. Anche le piantine di tè usate erano in realtà forniture importate da un vivaio italiano, vendute a un prezzo notevolmente maggiore di quello d’acquisto.

In aggiunta, il tanto pubblicizzato metodo di coltivazione innovativo si è rivelato un inganno: Robinson parlava di un materiale biodegradabile che somigliava ai sacchetti della spazzatura e di una tecnica con lampade UV che pregava il ridotto essere dannosa per le piante, secondo esperti del settore.

Nonostante sostenesse la propria innocenza, affermando che la documentazione necessaria fosse stata distrutta da un incendio o un’alluvione (cambiando versione più volte), il caso ha preso una piega legale complessa. Due filoni di causa sono stati aperti: uno da parte delle catene alberghiere e dei negozi truffati e l’altro da coltivatori di tè che avevano acquistato piante da Robinson. Tuttavia, questa vicenda ha alzato i riflettori su almeno una trentina di autentici coltivatori di tè in Scozia, regalando al settore una sorta di pubblicità involontaria, come ha osservato un esponente al Wall Street Journal.

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