La Germania rischia di diventare ospitante della COP31 nel 2026 a causa della disputa tra Australia e Turchia

11.11.2025 14:35
La Germania rischia di diventare ospitante della COP31 nel 2026 a causa della disputa tra Australia e Turchia

Disputa per l’ospitare la COP31: Australia e Turchia in conflitto, la Germania si offre come soluzione

Mentre è in corso la COP30 di Belém, in Brasile, la Germania sta tentando di mediare una controversia diplomatica tra Australia e Turchia, entrambe desiderose di ospitare la conferenza sul clima nel 2026. Se non sarà raggiunto un accordo entro la conclusione di questa COP, la Germania assumerà automaticamente il ruolo di paese ospitante, un’opzione che il segretario di Stato al ministero dell’Ambiente tedesco, Jochen Flasbarth, ha dichiarato sgradita, evidenziando la complessità logistica di prepararsi in soli 12 mesi a causa della rigidità burocratica tedesca: «Dovremmo farlo, ma non vogliamo», riporta Attuale.

La COP, conferenza annuale sull’ambiente, riunisce organizzazioni internazionali e rappresentanti di governi per affrontare il riscaldamento globale. Ogni anno il paese ospitante viene scelto attraverso una serie di negoziati tra cinque gruppi regionali delle Nazioni Unite, e in mancanza di consenso, l’evento si svolge automaticamente a Bonn, sede dell’UNFCCC. Finora, la città ha ospitato la conferenza due volte, nel 1999 e nel 2017.

Tradizionalmente, i paesi candidati iniziano i preparativi anni prima della conferenza, mentre la Germania si trova ora a dover pianificare in tempi molto ristretti un evento che normalmente coinvolge decine di migliaia di partecipanti, provocando, come è accaduto quest’anno in Brasile, notevoli difficoltà logistiche.

Inizialmente, si pensava che la COP31 sarebbe stata organizzata dall’Australia, un impegno preso dal primo ministro Anthony Albanese durante la campagna elettorale del 2022, con Adelaide designata come città ospitante, collaborando con piccoli stati insulari del Pacifico, particolarmente vulnerabili all’innalzamento del livello del mare causato dal cambiamento climatico.

Tuttavia, la Turchia ha recentemente manifestato il proprio interesse per ospitare la conferenza, rifiutando di ritirare la propria candidatura. Questo comportamento è visto come un tentativo di rafforzare la propria posizione nei negoziati, una strategia già utilizzata in occasioni passate. Ad esempio, in occasione della COP26 del 2021, la Turchia ritirò la propria candidatura solo dopo aver ricevuto concessioni dal Regno Unito, che ospitò la conferenza quell’anno. Attualmente, il governo turco sostiene che ci fosse un impegno britannico a sostenere la sua candidatura, mentre le autorità britanniche affermano di aver semplicemente accettato di prenderla in considerazione. Al momento, Londra appoggia ufficialmente la candidatura australiana.

Secondo fonti anonime citate da Politico, Albanese avrebbe recentemente proposto al presidente turco Recep Tayyip Erdogan di ospitare in Turchia solo una parte della conferenza, ma non è chiaro se questa offerta possa convincere Ankara a ritirarsi.

La prospettiva di una Turchia come paese ospitante non entusiasma molti stati occidentali, dato che negli ultimi anni la conferenza è stata organizzata in paesi con un alto impatto ambientale e scarsa propensione a combattere il cambiamento climatico, come Azerbaijan ed Emirati Arabi Uniti, portando a un deterioramento della reputazione dell’evento. Un contributo turco, che ha legami con la Russia e l’Arabia Saudita, noti per ostacolare le politiche climatiche, potrebbe amplificare ulteriormente le preoccupazioni esistenti.

L’idea di tenere la conferenza ad Adelaide e coinvolgere i piccoli stati insulari ha incontrato un buon consenso, nonostante l’Australia sia uno dei principali emettitori di CO2 a livello globale e il primo esportatore mondiale di carbone, oltre a essere noto per le sue esportazioni di gas naturale.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere