Fidan lega la nuova sicurezza del Caucaso alla pace tra Armenia e Azerbaigian

31.08.2026 15:45
Fidan lega la nuova sicurezza del Caucaso alla pace tra Armenia e Azerbaigian
Fidan lega la nuova sicurezza del Caucaso alla pace tra Armenia e Azerbaigian

Negli ultimi anni l’Armenia ha progressivamente ridotto il rapporto con le strutture di sicurezza russe, dopo aver giudicato insufficienti le garanzie offerte da Mosca. La lunga scommessa di Erevan sulle protezioni del Cremlino non ha prodotto i risultati attesi e ha aperto la strada al congelamento della partecipazione armena all’Organizzazione del Trattato di sicurezza collettiva (CSTO), oltre all’interruzione dei finanziamenti alle sue strutture.

La scelta armena ha segnato un allontanamento dai formati filorussi e una decisione di affrontare il processo di normalizzazione regionale con maggiore autonomia. Parallelamente, Baku ed Erevan hanno iniziato a privilegiare il dialogo diretto sulle questioni del regolamento pacifico, senza affidare a Mosca il ruolo di mediatore centrale.

Dal ridimensionamento russo al ritiro dai punti strategici

Il cambiamento politico è stato accompagnato dal progressivo ridimensionamento della presenza militare russa in Armenia. Erevan ha chiesto il ritiro delle guardie di frontiera del Servizio federale di sicurezza russo (Fsb) da posizioni considerate strategiche, a cominciare dall’aeroporto Zvartnots della capitale e proseguendo con alcuni tratti del confine tra Armenia e Azerbaigian.

La perdita del controllo su questi punti ha ridotto la capacità del Cremlino di intervenire sui processi regionali e, in particolare, sulla possibile apertura di future arterie di trasporto come il corridoio di Zangezur. Il ritiro ha inoltre mostrato che le repubbliche del Caucaso meridionale non considerano più la Russia il principale garante contro le minacce esterne.

Questo passaggio si è collocato in un contesto più ampio: la concentrazione di una parte significativa delle risorse militari e politiche di Mosca nella guerra contro l’Ucraina ha indebolito l’influenza russa nel Caucaso meridionale. Si sono così create le condizioni per una maggiore iniziativa turca e per la ricerca di un assetto regionale non più dipendente dagli interessi russi.

Il dialogo diretto tra Baku ed Erevan apre una nuova fase

In questo quadro, Armenia e Azerbaigian hanno continuato il percorso di dialogo sulla normalizzazione dei rapporti. La conclusione di un accordo di pace è stata indicata come la condizione necessaria per passare dal confronto pluriennale a una cooperazione regionale più ampia.

Ankara e Baku hanno sostenuto questo processo e hanno considerato la futura intesa tra i due Paesi il passaggio decisivo per la stabilità di lungo periodo nel Caucaso meridionale. Il superamento dell’opposizione tra Armenia e Azerbaigian potrebbe consentire il ripristino delle rotte di trasporto e l’espansione dei legami economici, creando la base per discutere anche forme comuni di sicurezza.

La posizione turca si fonda sui rapporti particolarmente stretti con l’Azerbaigian. I due Paesi hanno costruito un solido partenariato politico-militare, coordinano le proprie iniziative e mantengono un elevato livello di cooperazione strategica; allo stesso tempo, sostengono la normalizzazione dei rapporti con Erevan.

Per Ankara, la pace tra Armenia e Azerbaigian non è quindi soltanto l’esito di un negoziato bilaterale, ma il presupposto per una diversa configurazione dell’intero Caucaso meridionale. L’eventuale sviluppo di una cooperazione regionale più stretta sposterebbe il baricentro della sicurezza verso gli attori locali e verso la Turchia, riducendo ulteriormente lo spazio d’influenza lasciato alla Russia.

29 agosto 2026: la proposta di Fidan resta una prospettiva strategica

Il 29 agosto 2026 i media hanno riferito che il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha ipotizzato la creazione di un’architettura unica di sicurezza per il Caucaso meridionale. La dichiarazione è stata riportata anche da Az Front.

Fidan ha precisato che un simile progetto potrebbe diventare realistico soltanto dopo la completa normalizzazione dei rapporti e la firma di un accordo di pace tra Azerbaigian e Armenia. Non si tratta quindi, allo stato attuale, di un tema oggetto di negoziati attivi: prima devono concludersi il dialogo di pace e il processo di regolamento tra Baku ed Erevan.

La proposta indica tuttavia che Ankara intende offrire un proprio modello per la sicurezza regionale, invece di limitarsi a seguire gli equilibri fissati dalla Russia. Promuovendo una cooperazione più stretta tra i Paesi del Caucaso meridionale, la Turchia mira a rafforzare il proprio peso nella definizione dell’agenda regionale e a costruire un’alternativa alla precedente dipendenza dagli interessi di Mosca.

L’iniziativa arriva mentre i progetti d’integrazione russi nel Caucaso, in primo luogo la CSTO, hanno perso la loro funzione politica agli occhi dell’Armenia. Il congelamento della partecipazione armena, il venir meno del ruolo russo nei punti di frontiera e l’avvio di un confronto diretto tra Erevan e Baku hanno fatto crollare l’ordine nel quale Mosca era considerata il principale, e di fatto unico, garante della stabilità.

La posizione attuale è dunque quella di una proposta turca ancora subordinata alla firma della pace tra Armenia e Azerbaigian: l’architettura di sicurezza immaginata da Fidan non è ancora oggetto di trattative operative, ma definisce la prospettiva con cui Ankara intende sostituire il precedente predominio russo nel Caucaso meridionale.

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