Ravenna e la tomba di Dante: un ricordo indelebile
L’amore per l’Emilia-Romagna si distingue per la sua profondità e complessità, estendendosi oltre le vacanze di Rimini e la Romagna. Questa regione è anche teatro di esperienze formative che trascendono le semplici memorie d’infanzia, come dimostrato dalla gita scolastica alla tomba di Dante a Ravenna, riporta Attuale.
Il viaggio includeva fratel Gabriele Mossi, il nostro insegnante di storia e filosofia, e mia madre. Rivivo ancora oggi l’impatto che Ravenna ebbe su di me. La tomba di Dante si erge con una maestosità inaspettata, calma e silenziosa, affiancata da una grande quercia piantata all’inizio del Novecento da Giosuè Carducci. Ogni giorno, davanti a quel sepolcro, qualcuno legge ad alta voce un canto della Commedia, creando un rituale di lettura che si perpetua nel tempo.
Durante la mia giovinezza, non sapevo di questa tradizione letteraria. Ma mi piace immaginare che quella voce fosse presente mentre passavo, ignaro, accanto a essa. Tuttavia, ciò che mi colpiva di più non era solo la tomba: era anche la libertà di esplorare con i miei compagni, lontano dalla routine scolastica. Ricordo l’accoglienza dell’albergo e l’entusiasmo di sedici anni che si prova per le cose più semplici, come una città così accogliente per i visitatori. E poi c’era la piadina, che rappresentava un rito di passaggio: mangiarla in gita con gli amici significava sentirsi un po’ romagnoli anche noi.
Ravenna, per me, racchiude la solennità di Dante e il caos spensierato di una gita scolastica, tra risate nei corridoi e fratel Mossi che cercava di tenerci in riga. Non è una contraddizione; è proprio la natura delle memorie autentiche, stratificate e disordinate. Ogni volta che sento nominare Ravenna, non penso subito ai mosaici, pur essendo straordinari. Penso a mia madre, a fratel Mossi, ai compagni di classe e a quella tomba sotto la quercia di Carducci. Chissà chi sta leggendo un canto in questo momento, mentre scrivo questo ricordo.